IBM amplia l’offerta zEnterprise: arriva lo zEnterprise EC12


Proprio oggi martedì 28 Agosto 2012 IBM ha annunciato il nuovo zEnterprise EC12, una versione piùImmagine potente di una tecnologia che è presente nel modo IT da quarantotto anni. Attraverso lo zEC12, IBM ha voluto ancora una volta dimostrare di offire un costante supporto alle imprese, aiutando loro a rafforzare ed eventualmente migliorare la protezione delle informazioni.

Lo zEC12 è leader nel settore per la sicurezza e fornisce un solido supporto per l’analisi dei dati operativi, che aiuta le imprese a vagliare con efficienza grandi volumi di dati grezzi e a trasformarli in informazioni per acquisire conoscenza.

Per la sicurezza dei dati archiviati il nuovo zEC12 si basa sulla piattaforma System z, che ha ottenuto la classificazione di sicurezza “Evaluation Assurance” Level 5+ di Common Criteria. Il co-processore Crypto Express4S garantisce la privacy delle transazioni e dei dati sensibili. Crypto Express4S impiega nuovo hardware e softwareper soddisfare i requisiti di sicurezza di diversi settori e Paesi. Per esempio, può essere configurato per fornire supporto per le firme digitali di alta qualità, utilizzate con applicazioni per passaporti “intelligenti”, carte d’identità nazionali e procedimenti giudiziari online, sostituendo le firme manoscritte, secondo le direttive dell’UE e del settore pubblico.

zEC12 offre prestazioni avanzate per la business analytics, aumentando del 30% le performance dei carichi di lavoro analitici rispetto al suo predecessore. Inoltre, il supporto per DB2 Analytics Accelerator, che incorpora l’appliance di data warehouse Netezza in zEC12, consente l’esecuzione, in modo estremamente veloce, di complesse analisi aziendali in ambiente zEnterprise.

Il nuovo mainframe offre inoltre funzionalità di analisi dei sistemi IT basate sulla tecnologia IBM zAware, che apprende, attraverso l’analisi dei messaggi interni, le caratteristiche dei sistemi e li classifica secondo i modelli predefiniti. In questo modo zAware individua eventuali deviazioni, utilizzando una serie di sintomi che identificano comportamenti insoliti del sistema e minimizza l’impatto di queste situazioni anomale.

Le funzionalità di virtualizzazione del mainframe lo rendono particolarmente adatto a supportare gli ambienti di cloud privata. I clienti possono consolidare migliaia di sistemi distribuiti Linux su zEC12, riducendo le spese di gestione dell’IT associate al consumo energetico, al fabbisogno di spazio e alle licenze software.

Funzionalità di cloud computing su grande scala

Le funzionalità avanzate di virtualizzazione del mainframe lo rendono particolarmente adatto a supportare gli ambienti di cloud privato. I clienti possono consolidare migliaia di sistemi distribuiti Linux su zEC12, riducendo le spese di gestione dell’IT associate al consumo energetico, al fabbisogno di spazio e alle licenze software.

zEC12 offre un Total Cost of Acquisition contenuto per il consolidamento su Linux dei carichi di lavoro di database concorrenti. Il sistema può far risparmiare fino al 75 per cento dei costi energetici, rispetto alle alternative x86 (4). Un zEC12 può contenere la capacità di un intero data center multi-piattaforma in un unico sistema.

Grazie alle caratteristiche d’avanguardia di sicurezza e conformità di diversi settori, il nuovo mainframe consente ai clienti anche di gestire le applicazioni IT tradizionali e di cloud privato su dispositivi comuni ad entrambe le tipologie di utenti.

zEC12 e l’hybrid computing

Nel 2010, IBM ha introdotto il sistema ibrido con l’IBM zEnterprise System e l’IBM zEnterprise BladeCenter Extension (zBX) per consentire alle imprese di gestire e integrare i carichi di lavoro tra server mainframe, POWER7 e System x. Utilizzando zEnterprise Unified Resource Management, queste risorse eterogenee possono essere gestite come un unico sistema virtualizzato.

Oggi IBM presenta zBX Model 003 per ampliare la possibilità di gestire carichi di lavoro integrati e dinamici. Con il controllo operativo semplificato e una rete integrata, ad alte prestazioni, privata e sicura, zBX Model 003 è progettato per lavorare con zEC12. Come il suo predecessore, l’ultimo zBX comprende processori specializzati per determinati carichi di lavoro, come IBM WebSphere DataPower Integration Appliance XI50 per zEnterprise, IBM DB2 Analytics Accelerator e server IBM BladeCenter selezionati.

Ad oggi, IBM ha consegnato ai clienti oltre 150 unità zBX con 1.100 server blade, consentendo loro di sfruttare i vantaggi di gestione e di semplificazione dell’hybrid computing sulla piattaforma.

Il consolidamento di sistemi disparati su zEC12 può ridurre il Total Cost of Ownership dei clienti fino al 55%, rispetto a un data center distribuito attuale.

zEC12 è il primo mainframe IBM a includere al suo interno, con la funzione Flash Express, una tecnologia di memoria a stato solido: grazie a questa nuova soluzione il nuovo elaboratore migliora le prestazioni di applicazioni che utilizzano grandi basi dati o o di carichi di lavoro in cui livelli di servizio ottimali sono vitali, come le applicazioni rivolte al cliente o quelle per l’assistenza utilizzate da banche, imprese del settore pubblico e rivenditori. È progettata infatti per fornire una migliore disponibilità durante i picchi di attività del sistema quando le transazioni si intensificano.

zEC12 è il primo server IBM “general purpose” che utilizza la tecnologia di memoria transazionale, all’inizio utilizzata commercialmente per il sistema “Sequoia” basato su IBM Blue Gene/Q, del Lawrence Livermore National Lab, il supercomputer più veloce del mondo. In zEC12, IBM ha adattato questa tecnologia per consentire al software di supportare meglio operazioni concomitanti che utilizzano una serie di dati condivisi, come nel caso delle istituzioni finanziarie che elaborano transazioni rispetto alla stessa serie di conti.

Si può anche scegliere di sistemare lo zEC12 senza un pavimento sopraelevato nel data center, una novità per i mainframe IBM di alta fascia. Con il nuovo supporto aereo per l’alimentazione e il cablaggio si hanno più opportunità per installarlo. Questa caratteristica rende il sistema più interessante anche per le imprese che operano nei mercati in crescita, dove il business del System z è aumentato dell’11% nel secondo trimestre del 2012, in base agli utili di IBM.

Lastminute per i nuovi #zEnterprise #IBM


Alcune notizie e rumors già circolano sul web da un tweet di @IBMPresseteam leggo:

@IBMPresseteam:#IBM stellt neue #Mainframe-Generation #z12EC vor – mit einer Menge Technologie made in IBM Deutschland F&EQuindi non resta che partecipare alle 16:45 ora italiana alla webcast per l’annuncio dei nuovi sistemi high end della piattaforma zEnterprise.

L’evento dal titolo zEnterprise…the Next Generation System  a cui si può partecipare iscrivendosi a questo link e seguendo le istruzioni del sito IBM Virtual Event Center.

Io parteciperò e, a seguire cercherò di fare una sintesi sul blog. Comunque nei prossimi giorni cercherò di tenere alte le antenne per condividere tutte le notizie che riuscirò a raccolgiere.

C’era una volta il mainframe


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Sin da quando avevo cinque anni, sono sempre stato un grande appassionato di Information Technology forse perchè mi è capitato più volte di vedere mio padre che lavorava con il computer pur non sapendo che cosa stesse realmente facendo, qual’era il suo lavoro. Sappiamo che con un computer si possono fare milioni di cose cosi un giorno gli chiesi: << papà tu che lavoro fai? >>. Lui rispose: << lavoro con dei grandi computer molto potenti>>. Io incuriosito gli chiesi: << e come si chiamano? >>. << Mainframe >> replicò. Fu così che andai su Google e come tutti facciamo, scrissi nella barra di ricerca la parola “mainframe” e scoprì grandi cose, iniziando dal 7 aprile 1964 anno in cui Sr. Thomas J. Watson annunciò l’IBM System/360 per poi arrivare al 12 Luglio 2011 quando venne sviluppato lo z114. Quarantasette anni di storia segnata da importanti tappe che io chiamo zInnovations tutte mirate a creare server adatti non solo per grandi imprese ma anche per PMI. Di rilevante importanza è quanto accaduto nel dicembre 2011, mese in cui IBM ha reso disponibile una tecnologia che constente agli utenti zEnterprise di integrare le applicazioni Windows in ambiente mainframe. Malgrado tutte queste innovazioni, molte imprese si trovano in difficoltà quando i loro responsabili IT devono far fronte alla scelta sul tipo di tecnologia da integrare nella loro infrastruttura. A tale proposito e ancora tutt’oggi aperta la battaglia ” mainframe VS sistemi distribuiti “, poichè si tende a pensare che il mainframe data la sua età, sia diventata una tecnologia vecchia e obsoleta. Come riporta un articolo che ho letto di una rivista on line, alla domanda: mainframe tecnologia vecchia?? bisognerebbe rispondere: le innovazioni di IBM affermano tutt’altro! L’articolo ” Kids see a future in mainframe” pubblicato pochi mesi fa su Forbes, spiega che di anno in anno aumentano sempre più i ragazzi che all’università si iscrivono a corsi per apprendere l’architettura dei sistemi centrali entrando a far parte del progetto ” System z Academic Initiative”. Inoltre qualche anno fa è stata sviluppata un’applicazione per iPhone capace di interagire con il mainframe, quindi è possibile accedere alle applicazioni z/OS anche tramite smartphone. << Introdurre novità nell’ambiente informatico non significa necessariamente buttare via l’esistente. Il mainframe è ancora un componente fondamentale per gli sviluppi IT del futuro >> spiega Fabio Riva, Senior IT Architect di IBM Italia e sviluppatore di tale applicazione. Anche da queste sue parole si capisce che il mainframe avrà sempre di più un ruolo di punta e strategico per IBM, sarà la tecnologia ideale per il Cloud Computing e per la maggior parte delle imprese di tutto il mondo proprio per la sua alta affidabilità e per le sue alte prestazioni senza limiti di tempo.

WSJ: Veloci, veloci. Ma lo zEnterprise sarà ancora più veloce?


Sul Wall Street Journal online è uscito un’articolo di Don Clark dal titolo IBM Pushes the Clock (Speed) on New Chips con delle considerazioni che ritengo molto interessanti sulle evoluzioni possibili dei nuovi chip. Così viste le informazioni riportate nell’articolo mi sono sentito come gli Apple-bloggers che discutono dei rumors riguardo le possibili novità del nuovo iPhone ed ho pensato che la cosa milgioro fosse quella di tradurre gran parte del post, lasciando a voi le considerazioni.

La bruta velocità non sembra motivare molti chip designer come nel passato. Non è così per IBM. Il gigante dei computer ancora vende molto di quello che l’industria chiama ‘Big Iron’, macchine potenti disegnate per operare come un singolo sistema” e qui immaginate che avrei qualcosa da ridire… “non come la moltitudine di rack contenenti server semplici che le imprese utilizzano per ‘lavoretti’ come fornire pagine WEB. L’IBM sta per rivelare i dettagli di due nuovi chips per queste macchine di tipo high-end, che sfruttano molto una tecnica che ha minor impiego in altre parti del mercato.

Qui sono rimasto stupito (e un pò amareggiato) per il fatto che all’interno dell’IBM questo genere di notizie non circola in nessun modo, ma evidentemente ai giornalisti qualche disclosure viene fatta in anteprima. Quindi potete immaginare con che curiosità ho continuato a leggere l’articolo.

Questo approccio aumenta la velocità di funzionamento dei processori, o frequenza di funzionamento, che è un parametro di misura paragonabile al numero di giri di un motore. Il gigante dei chip INTEL, dopo anni di marketing sui miglioramenti per gli utenti dei PC basati sui megahertz e i gigahertz, ha iniziato nell’ultimo decennio ad enfatizzare altri modi per migliorare le prestazioni; questo dovuto al consumo di energia ed alla produzione di calore che l’aumento della velocità comporta. E le alte frequenze di clock sono ancora più rare nei chip per gli smartphone ed i tablet dove la durata della batteria è un fattore chiave.

Ma l’IBM continua a marciare ad un ritmo diverso. La nuova versione del chip usato nei suoi venerabili mainframe, che verrà discussa in una prossima conferenza tecnica di questo mese a Silicon Valley, vanta una velocità di clock di 5,5 gigahertz, in crescita dai 5,2 gigahertz della versione corrente. Big Blue aggiornerà anche la linea dei chip Power, utilizzata nei srever che lavorano con una variante IBM del sistema operativo Unix. Gli attuali chip Power7 arrivano a frequenze di 4.14 gigahertz; anche la prossima versione, i Power7+, che verranno discussi nella prossima conferenza di Hot Chips, secondo IBM saranno dal 10% al 20% più veloci.

A questo punto dell’articolo non ho potuto fare a meno di seguire il link (la potenza di distrazione dell’hipertesto!) che porta alla conferenza di Hot Chips 24: A Symposium on High Performance Chips; si terrà dal 27 al 29 Agosto a Cupertino in California. Frigando nell’agenda dell’evento risultano due interventi di IBM: il primo di Scott Taylor dal titolo POWER7+™: IBM’s Next Generation POWER Microprocessor ed il secondo di Kevin Shum dal titolo IBM zNext: the 3rd Generation High Frequency Microprocessor Chip. Che dire, questi non sono rumors, ma chissà quando queste next-generation saranno annunciate e disponibili! MA torniamo all’articolo del WSJ.

Come paragone i chip Xeon di INTEL rivolti ai server high-end operano ad un clock di 2.4 gigahertz. Naturalmente la velocità del clock è solo uno dei tanti fattori che influiscono sulle prestazioni. Sia IBM che Intel utilizzano dei trucchi come l’incremento del numero di processori nei chips e l’aggiunta di circuiti special-purpose come acceleratori per attività come la compressione o la cifratura dei dati. Un’altra tecnica collaudata è l’aggiunta di cache di memoria di massa, con IBM che enfatizza l’utilizzo di una tecnologia chiamata eDRAM come fattore differenziante.

Ci sono molte altre scelte e compromessi. I nuovi chip mainframe IBM assorbono fino a 300 watt e il POWER7+ fino a 190-watt rispetto ai 130 di uno Xeon paragonabile. Però tali paragoni possono essere fuorvianti; IBM sostiene che i grandi sistemi siano in grado di sostituire molte macchine più piccole, portando un risparmio energetico effettivo che non quello misurato paragonando chip-to-chip. Ma ci sono altri costi, oltre a quello della bolletta elettrica, che sono rilevanti. Il top della gamma Intel Xeon costa 4616$, un bel pò per un pezzo di silicio. Ma Intel sostiene che i prezzi per i server e le licenze Sw siano più bassi sullo Xeon che non sulle macchine di Big Blue (IBM vende i chip solo come parte dei suoi sistemi, in modo da non prezzarli separatamente).
Le due aziende fanno affermazioni contrastanti anche su altri argomenti, tra cui l’affidabilità relativa dei loro chips. Per ora, tuttavia, le loro posizioni sono abbastanza sicure in due aree separate: la gran parte di Intel nel settore high-volume del mercato dei server medio-piccoli con un numero di chip da uno ad otto, IBM nei server ‘scale-up’ [che possono crescere aggiungendo risorse n.d.a.], dove i sistemi fino a 32 chip vengono utilizzati per i attività che vedono l’impiego di enormi database.Questa è la nostra principale value-proposition’ afferma Satya Sharma, un fellow e chief technology officer della linea dei POWER.
Ovviamente, come sa chi mi conosce, cercherò di contattare Kevin Shum per vedere se, almeno dopo la conferenza, sarà possibile saperne di più.