#zEnterprise e #PureSystems: anche belli!


logo_if_online_exhibitionHo scoperto (evidentemente era una mia ignoranza) che iFDesign dal  1953 organizza un concorso di design per tre categorie: Product, Communication e Packaging. Bene indovinate quali prodotti hanno visto asegnarsi il premio nella categoria computers? Appunto: l’IBM zEnterprise e i PureSystems! Facendommi un giro per la mostra online ho trovato una pagina con tutti i premi (sono 211 dal 1962) assegnati ad IBM. Quello che mi ha sorpreso è che la giuria che ha assegnato i premi è composta da ben 33 designer di differenti nazioni.

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Come 007 dagli anni ’60 sempre innovativo: zEC12 i nuovi wallpaper


Con tutto il bombardamento pubblicitario del nuovo film di 007 mi è venuto in mente questo parallelo: il mainframe è come il noto agente segreto, entrambi dagli anni ’60 sono passati attraverso molte rivoluzioni ma sono sempre stati portatori di innovazioni rivoluzionarie. Quindi ho voluto fare i nuovi wallpapers con lo zEC12 accostando moderno ed antico. Per scaricarli andate in fondo al menù sulla Sx nel widget dei File; all’interno della cartella Wallpapers trovate il file zEC12 Wallpapers.zip Fatemi sapere che ne pensate.

I quaderni di mainframeitalia su iBook store per iPad e iPhone


Da oggi è disponibile nell store di iBook la versione per iPhone e iPpad della pubblicazione gratuita Viaggio al cuore del mainframe. Questa versione è più ricca di foto e ne permette la visualizzazione a schermo intero.

Ovviamente resta sempre disponibile anche la versione in PDF che si può scaricare dal folder i Quaderni nel menù a Sx in basso.

Per ultimo aggiungo che, ovviamente, attendo e gradisco le vostre valutazioni/recensioni di qualunque natura siano.

Transactional Memory, DNA da super computer nel nuovo #zEnterprise #EC12


I nuovi mezzi di comunicazione, la velocità e la voracità con cui si consumano le informazioni, trasformano una novità in un dato di fatto in 1-2 giorni e dopo in notizia vecchia. Ma di questi argomenti ne parla con più autorevolezza questo blog http://massimochiriatti.nova100.ilsole24ore.com io faccio questi riferimenti perchè cercando in internet notizie da proporvi, inizio a leggere post ed articoli che mi appaiono sempre più simili e mi lasciano il sapore di cose già lette. Le caratteristiche dei nuovi sistemi elencate da tutti (anche qui in un post precedente) si ripetono di sito in sito e io inizio ad avere altre curiosità.

Tra tutte le caratteristiche che ho sentito e letto, la Transactional Memory mi ha colpito. Si perchè, confesso, non avevo idea di cosa fosse; ho solo capito che migliora il parallellismo. Ma perché? Come? Erano domande che in giro per la mia mente non osavano uscire allo scoperto per non fare brutta figura e si sono subito andate a nascondere. Ma svuotando la casella di posta ho letto una segnalazione dal gruppo z/OS Social Forum di una discussione dal titolo zEC12 Transactional Execution (and Memory) di Francesco Andriani che le ha fatte venire nuovamente allo scoperto.

Francesco dice “Una delle più importanti novità del nuovo mainframe, lo zEnterprise EC12, è la cosiddetta Transactional Execution, basata sulla tecnologia Transactional Memory introdotta per la prima volta nel supercomputer BlueGene/Q Sequoia del Lawrence Livermore National Labs.” e condivide una citazione delle zEC12 FAQL’Esecuzione Transazionale fornisce un’approccio alternativo per l’utilizzo dei lock, e dovrebbe, nel tempo permettere l’eliminazione dei lock. […] L’Esecuzione Transazionale è ottimizzata in modo da assumere che non ci sia modifica dei dati all’interno di un singolo thread e se si verifica viene gestita con un modesto overhead, senza necessità di meccanismi di locking. Questa eliminazione fa risparmiare circa 160 istruzioni per ciascun aggiornamento di memoria di tipo transazionale“. Sempre dalle FAQ si legge poi che “l’IBM Java Runtime Environment sfrutterà la Transactional Execution Facility un futuro rilascio di fix […] e che ci si aspeta che anche lo z/OS ed altri compilatori beneficeranno di questa funzionalià.

Bene, grazie Francesco, hai appagato un po’ la mia curiosità! Trovo anche interessante l’articolo citato da Francesco IBM’s new transactional memory: make-or-break time for multithreaded revolution  datato Agosto 2011 dove viene spiegato l’impiego della Transactional Memory nel supercomputer IBM BlueGene/Q.  Qui vengono spiegate bene le differenze tra un’approccio trradizionale con lock ed il meccanismo di Transactional Memory.

Nell’approccio tradizionale, i processi che devono girare simultaneamente e che condividono aree di memoria, per lavorare in modo coordinato utilizano i meccanismi di lock per evitare la sovrapposizione incontrollata delle operazioni di scrittura e lettura della memoria. Quindi per un processo acquisire il lock di memoria significa “metterci il cappello” e far sapere a tutti gli altri che devono aspettare perchè lui la sta modificando. Questo semplice meccanismo è molto efficiente in situazioni dove molti processi leggono spesso e di rado aggiornano i dati di memoria. Ma quando gli aggiornamenti sono frequenti insorgono dei problemi: il più evidente è l’aumento dei tempi di attesa, con una effettiva diminuzione del parallellismo. Poi, nela caso di processi che debbano aggiornare aree differenti esiste sempre il problema del dead-lock; ad esempio se un processo deve aggiornare prima l’area A e poi l’area B inizierà prendendo il lock dell’area A,  ma se allo stesso tempo esiste un proicesso che vuole aggiornare prima l’area B e poi l’area A questo inizierà mettendo il lock sull’area B. Così facendo il secondo processo impedirà al primo di andare avanti ad acquisire il lock dell’area B, quindi il primo si fermerà aspettando che si liberi B. Ma il secondo processo andando avanti cercherà di acquisire il lock dell’area A, che è preso dal primo ora in attesa, quindi anche il secondo si fermerà aspettando che si liberi il lock. Questa condizione dove ciascuno dei due processi è fermo in attesa che l’altro rilasci il lock è il vicolo cieco chiamato dead-lock.

Il mecanismo di memoria transazionale funziona su un principio diametralmente opposto e senza lock. Ciascun processo definisce al suo interno il pezzo di codice che considera at omico, ossia che necessita di certezza nella gestione della memoria (i più sapienti mi passino il termine) e questa porzione di codice è definita come transazione. Quando la transazione viene eseguita compie tutte le sue operazioni senza lock e senza preoccuparsi di come si stia modificando la memoria nel frattempo. All’interno della transazione il processo può leggere la memoria condivisa con altri processi, farci tutte le operazioni che vuole e dopo averla scritta deve fare un’operazione di commit per assicurarsi che venga scritta in modo definitivo. Nel commit c’è la parte intelligente: il meccanismo di memoria transazionale verifica che la porzione di memoria su cui si sta scrivendo non sia stata modificata da altri durante l’esecuzione della transazione. Se non è stata modificata la scrittura diventa definitiva. Se, invece è stata modificata, la transazione viene abortita e dovrà essere eseguita nuovamente.

Questo è un approccio ottimistico: invece di far aspettare tutti per evitare che, se qualcuno volesse scrivere, si creino dei disallineamenti, si preferisce rieseguire il codice della transazione solo nel caso che qualcuno abbia veramente scritto.

Bene ecco quindi una parte di tecnologia utilizzate nei supercomputer che viene innestata resa disponibile nei server EC12 per facilitare il trattamento parallelo di grosse moli di dati.

Il nuovo #zEnterprise #EC12 si presenta: una risposta alle richieste del mercato


Come anticipato nello scorso post, questo blog nella sua nuova veste intende dare spazio agli eventi che ruotano attorno al mondo degli Enterprise Systems: bene, a tal proposito torniamo su un argomento già trattato ampiamente da stampa e media (e ovviamente da questo blog), ma su cui è d’obbligo scrivere nuovamente: parlo del nuovo zEnterprise EC12, che IBM ha annunciato alla fine di agosto, ma che ora è possibile vedere fisicamente all’opera (o quasi…).

Big Blue ha infatti organizzato, per il prossimo 10 ottobre presso l’IBM Forum di Segrate, un evento che intende approfondire le molteplici caratteristiche rivoluzionarie di questo nuovo sistema, frutto del lavoro congiunto di 18 laboratori in tutto il mondo e di un investimento di ben 1 miliardo di dollari.

Uno sforzo notevole che ha consentito di offrire alle imprese uno strumento all’avanguardia in termini di sicurezza, flessibilità nella possibilità di realizzare infrastrutture cloud private, capacità di analisi di grandi quantità di dati e risparmio energetico.

L’incontro rappresenta un’occasione interessante di confronto con i protagonisti del settore poiché, oltre alla presentazione di una serie nuovi prodotti (sistemi storage e processori, Sw di analitica), ospita la testimonianza di aziende e software vendors che si fanno portavoce di altrettante domande/necessità che emergono dal mercato, dalla possibilità di ridurre i costi di manutenzione software, a come governare i Big Data, dal futuro del mainframe alle nuove strategie per rendere sempre più semplice la gestione dei sistemi enterprise.

QUI il LINK per iscriversi all’evento

i Quaderni di mainframeitalia: viaggio al centro del #mainframe


Mi capita spesso di fare delle discussioni con colleghi o clienti su alcuni argomenti del mondo del mainframe ed alla fine avere in testa l’idea di scrivere qualcosa di più approfondito ed argomentato sull’argomento. Proprio nel rispondere ad una domanda sollevata da un (giovane) collega mi è venuta l’idea di fare la descrizione di come è fatto un mainframe.
Ecco quindi una delle prime proposte/novità che vorrei portare avanti con mainframeitalia.com: non un libro perché non è alla mia portata, ma un quaderno, che spero, per tempo ed impegno necessari, sia il primo di una serie. Questo descrive come si vede un mainframe e quali sono i pezzi che lo compongono dietro ai suoi sportelli fino ad arrivare al processore utilizzato da questi sistemi.
Potete capire che il lavoro l’ho svolto nei mesi passati e sono stato colto in contropiede dall’annuncio del nuovo EC12; quindi il quaderno utilizza lo z196 per il viaggio, ma alla fine ho aggiunto un capitolo dove descrivo alcune novità dell’EC12: non potevo ignorarlo del tutto!

Potete scaricare il quaderno in formato PDF dal widget di BOX.com qui sulla Sx nel folder i Quaderni e, appena finirà l’iter di approvazione su iBookstore, potrete scaricare una versione, sempre gratuita, con maggior fruibilità delle immagini per i differenti iDevice.

Enrico Cereda parla della rivoluzione dello #zEnterprise


Non ho mai nascosto a chi segue questo blog che io lavoro in IBM. Non proprio nel settore che si occupa di mainframe, ma comunque a contatto con clienti che lo utilizzano. Dico questo perchè, dopo ogni annuncio importante, nella nostra azienda inizia un’attività di sensibilizzazione interna per far conoscere a tutti i dipendenti gli elementi principali e le caratteristiche di ciò che viene reso disponibile. Quindi siamo partecipi di un’attività comunicativa svolta tramite mail, social network interni e riunioni; ieri, proprio in una di queste riunioni, ho avuto la possibilità di ascoltare Enrico Cereda che è il Vice President STG in Italia. STG significa Systems & Technology Group ed è la divisione IBM che si occupa dell’Hardware.

Quindi una riunione, a valle dell’annuncio dei nuovi zEnterprise, è una ghiotta occasione durante la quale ho dovuto ricorrere a tutta la tecnologia a disposizione sul mio iPad per non perdere una parola di quanto si è detto. Vi riporto uno stralcio (spero il più fedele possibile e senza errori) di alcune discussioni svolte nella parte finale dedicata alle domande e risposte.

Nel 2010 IBM ha annunciato lo zEnterprise come un sistema rivoluzionario ed ora lo zEnterprise EC12, un nuovo high end rivoluzionario. Non si rischia di rendere questo mercato sempre più simile a quello degli smartphones dove dopo un anno un dispositivo è vecchio e dopo due sorpassato?

Le  novità che continuiamo a proporre al mercato sono il frutto combinato della nostra capacità di produrre innovazione e del nostro impegno per  aiutare le aziende che si trovano ad affrontare sfide sempre più impegnative in un mercato che cambia a ritmi accelerati. Per questo la nostra offerta  viene sempre aggiornata e arricchita di innovazioni tecnologiche.

D’altro canto la IBM continua a investire nei propri sistemi proprio perchè contrariamente a tanti altri vendor crede che l’hardware giochi un ruolo centrale in un sistema informativo di un’azienda e non sia affatto una commodity. Non è un caso infatti che le componenti software dei sistemi IBM siano così importanti e che hardware e software siano sempre piu’ integrati. Le piattaforme hardware sono un prerequisito indispensabile per adottare nuovi, efficienti  modelli di business. Per questo la nostra strategia e le nostre roadmap vogliono sempre proteggere gli investimenti dei clienti.
Ecco perchè per ogni nuovo annuncio prevediamo sempre una molteplicitá di percorsi, per l’upgrade dalle tecnologie precedenti, che lasciano la massima libertà sui tempi e sulle modalità di aggiornamento in modo da non vanificare le scelte operate nel passato.

La caratteristica  delle nostre tecnologie è proprio quella di  essere retro compatibili con flessibilità e, contemporaneamente, di diventare sempre un punto di riferimento nel mercato per capacità di innovazione.

Perché questa piattaforma, che oramai ha molti anni sulle spalle, si deve considerare ancora attuale ed riservarle nuovi investimenti?

La piattaforma zEnterprise offre dei vantaggi in termini di affidabilità, potenza e scalabilità che  sono da sempre stati al centro degli obbiettivi dei nostri centri di ricerca. Questa piattaforma raccoglie da sempre il meglio delle innovazioni tecnologiche e si riconferma da 48 anni leader di settore. Non è un caso che IBM abbia introdotto lo zEnterprise, il primo sistema ibrido di tipo commerciale, che coniuga le storiche caratteristiche del System z con la flessibilità delle architetture necessarie a soddisfare i modelli emergenti.
La flessibilità offerta dalle differenti piattaforme disponibili nell’ibrido, unita alla semplicità di gestione ottenuta tramite l’Unified Resource Manager, rendono lo zEnterprise l’infrastruttura ideale per i progetti di Cloud Computing, assicurando ottimi ritorni di investimento.

Quindi secondo IBM il futuro è tutto nei sistemi z?

Nessuno di noi crede che una piattaforma possa andare bene per tutte le esigenze: ne è prova il fatto che la direzione del sistema ibrido è stata intrapresa anche per i PureSystems. Il punto di vista di IBM è che la piattaforma e le architetture infrastrutturali debbono essere modellabili in funzione della tipologia di workload e per tipologia di workload non intendiamo solo le caratteristiche specifiche di una determinata applicazione, ma anche la sua dinamicità, ossia le sue esigenze di crescita o di adattamento nel tempo ed il bisogno di cooperare con altre applicazioni.

La piattaforma zEnterprise certamente è da anni il cuore delle infrastrutture tecnologiche delle grandi imprese e continua ad evolvere in funzione delle necessità del mercato, quindi può permettere a chi già lavora in questo ambiente di non dover stravolgere il proprio data center per adottare modelli innovativi, ma è anche la scelta ideale per chi vuole intraprendere con decisione la strada del consolidamento ottenendo vantaggi sostanziali in termini di efficienza e di riduzione di costi.