#zEnterprise e #PureSystems: anche belli!


logo_if_online_exhibitionHo scoperto (evidentemente era una mia ignoranza) che iFDesign dal  1953 organizza un concorso di design per tre categorie: Product, Communication e Packaging. Bene indovinate quali prodotti hanno visto asegnarsi il premio nella categoria computers? Appunto: l’IBM zEnterprise e i PureSystems! Facendommi un giro per la mostra online ho trovato una pagina con tutti i premi (sono 211 dal 1962) assegnati ad IBM. Quello che mi ha sorpreso è che la giuria che ha assegnato i premi è composta da ben 33 designer di differenti nazioni.

Il vantaggio di essere grandi


Angled view of a portion of an IBM chip showing blue optical waveguides transmitting high-speed optical signals and yellow copper wires carrying high-speed electrical signals. IBM Silicon Nanophotonics technology is capable of integrating optical and electrical circuits side-by-side on the same chip. Click on picture to see in its original size.

In questi giorni si è dato spazio sulla stampa all’annuncio del 10 Dicembre, da parte di IBM, dell’utilizzo della tecnologia silicon nanophotonics  per comunicare tra diversi chip o al loro interno in modalità ottica invece che elettronica. Permettendo quindi di raggiungere velocità enormi nel trasferimento dei dati. Basta andare su Google e digitare “ibm nanophotonic” per avere l’imbarazzo della scelta di annunci e comunicati.

Ma, al solito, non mi soddisfa ed eccomi a condividere con voi il mio approfondimento. Per iniziare, la notizia integrale si trova nel comunicato IBM dal titolo Silicon Integrated Nanophotonics Technology: from the Lab to the Fab e, a mio parere, la vera novità è che la tecnologia nanofotonica è stata applicata nel costruire un chip con i procedimenti della fabbrica invece che con macchinari e tempi da laboratorio. Un dato che mi ha colpito è che la tecnologia costruttiva utilizzata è stata di 90nm; questo perché nello stesso giorno Intel ha fatto parlare di sé per l’utilizzo della tecnologia costruttiva di 22nm.

Mi sembra che da una parte si stia cercando di spingere sulla ricerca che renda disponibili procesori sempre più veloci per i datacenter, mentre dall’altra si stia mettendo al centro degli sviluppi la miniaturizzazione e il risparmio energetico. Sicuramente questi sono temi importanti, ma il risparmio energetico a cui si punta in un datacenter è indirizzato su una riduzione totale, mentre i componenti che soddisfano tablet e portatili devono essere gentili nell’utilizzo delle batterie. Poi il fatto di potersi avvalere di processi costruttivi non così spinti al limite, permette, appunto, di far coesistere sul chip quelle tecnologie che vanno a soddisfare i bisogni emergenti di trattamento di grosse moli di dati.

Quindi la vera notizia è che la tecnologia “CMOS Integrated Nanophotonics” annunciata da IBM nel Dicembre del 2010 ora diventa molto più vicina ad una sua applicazione per i sistemi che popolano i datacenter.

Pure System: il mainframe non mainframe


 Ne abbiamo visto le presentazioni,  negli ultimi tempi IBM non ha lesinato tempo ed energie per parlarne, gli speaker hanno elencato Tera, Nodi, Cores, Processori . Ma cos’e’ realmente il “Pure System”?

Ad un’osservazione superficiale potrebbe sembrare un rack con server dischi e vari switch che fanno da collante. I piu’ maligni potrebbero dire che e’ un sistema di IBM per vendere piu’ roba in un colpo solo. Ma “Pure System” ha le carte in regola per diventare un punto di svolta e stravolgere l’aspetto dell’infrastruttura IT.Image

Una considerazione esagerata? Partiamo dalla domanda che si pone sempre in questi casi: “Perche’ dovrei acquisire un sistema “Pure System” e non continuare con quello che sto facendo adesso che, tutto sommato, funziona,  costa poco e lo governiamo bene?”.  

Gia’. Proprio cosi’. Quello che sto facendo adesso.

Se per un attimo ci soffermiamo a pensare come e’ cresciuta l’infrastruttura IT ci accorgiamo di aver fatto un grosso esercizio di bricolage.

Sono stati presi dei server, poi gli switch di rete. Qualcuno ha messo uno switch su ogni rack dei server, altri hanno radunato con fasci di cavi verso un rack di dispositivi di rete. E per lo storage lo stesso, varie soluzioni, brand diversi, collegamenti con switch in fibra, altri hanno preferito  collegamenti diretti al server.  

E per il controllo che tutto funzioni? Nessun problema! Si puo’ attingere alla vasta libreria di prodotti Open, con qualche personalizzazione, oppure basarsi su vari prodotti terzi. Chiaramente ogni singolo componente  server, storage, network ecc.  ha un suo sistema di gestione/controllo che dovrebbe essere integrato in un punto di raccolta unico. C’e’ chi lo fa, altri pressati da mille problemi,  si dedicano ad altro.  

Tutte soluzioni correttissime! Per carita’! Che altro si doveva fare? Installazioni da manuale, almeno nel momento in cui sono state realizzate, ma poi le cose sono cambiate. I carichi sono cresciuti e la tecnologia evolve in fretta, sforna continuamente migliorie facendo invecchiare presto quanto appena messo in pista        e ..…  cosa facciamo? Continuiamo aggiungendo pezzetti o aggiorniamo il tutto? Ma la migrazione come la facciamo? Quando e con quali risorse la facciamo? E cosi’ continuiamo aggiustando le cose e stratificandoci sopra sempre di nuovo.

Ma ci sono anche altri grattacapi. La server farm potra’ anche essere stata costruita seguendo le regole da manuale ma, in ogni caso, occorre documentarla e tenere aggiornata la documentazione. E documentare significa poter consentire ad una persona che vede per la prima volta l’ambiente, di poter acquisire tutte le informazioni necessarie per poterci lavorare in autonomia.     

Dov’e’ quindi la forza del “Pure System”? E’ di fatto una “server farm” standard, pronta all’uso che puo’ crescere semplicemente richiedendo un upgrade.  E standard significa disporre di documentazione completa e redatta in modo preciso, continuamente implementata: il personale, formato sul sistema,  ritrova in ogni installazione un ambiente sempre uguale, diversamente da oggi, dove in ogni installazione si ritrova un sistema nato e cresciuto secondo schemi diversi e riunendo componenti eterogenee.  

Se poi al “ferro” si aggiunge lo strato di software precaricato il giro si chiude. L’infrastruttura IT  si realizza ordinando un “Pure System” e …..  attaccandogli la spina!

Insomma  “Pure System”  si  pone  come  un’altra pietra  miliare  nel percorso verso  la  semplificazione dell’infrastruttura. Ricordo altri due punti salienti: La virtualizzazione con VmWare e la tecnologia dei blade. In entrambi  i casi era difficile afferrarne la componente innovativa, ma ora sono evidenti grazie alla loro ben consolidata affermazione.

Nel titolo ho esordito con la definizione: “Mainframe non Mainframe”. Ho preso spunto dagli annunci di fine Agosto quando e’ stato presentato il nuovo sistema “Z”. Ai processori  tradizionali viene integrata una board con processori Power ed x86 che possono sostenere carichi che lavorano in simbiosi con i carichi mainframe.  Insomma un centro IT all’interno di un armadio.

Ma per chi non ha bisogno di processori “Z” ecco il “Pure System”. Un mainframe EC12 senza i processori “Z”.   Insomma … un mainframe senza il mainframe.

Come ho già sottolineato considero questa dei PureSystems una svolta epocale, capace di rivoluzionare l’infrastruttra IT delle imprese. A questo punto la domanda che mi pongo, e che vi pongo, è:  le aziende, in particolare quelle italiane, saranno in grado di comprendere e cogliere questa opportunità?

Un giro dentro al #PureSystems


Non è prorio di questi giorni perdonatedmi, ma l’ho vosto per intero solo oggi e lo trovo intererssante. Il video è di Aprile e Jason McGee in 6 minuti ci porta all’interno del PureSystems, sono quelle panoramiche che spesso lasciano un’idea chiara più di mille presentazioni. Adattissimo ai più curiosi, consiglio di usare Turn off Annotations e Turn on Caption che sono i primi due bottoni a Dx della serie in basso a Sx (si è complicato a scriversi però è semplice…) vi farà seguire il video con il testo in ingelse.

IBM Enterprise New – Lo Smarter Computing nella nuova era dell’IT


IBM Enterprise New – Lo Smarter Computing nella nuova era dell’IT.

L’appuntamento era nel pomeriggio del 10 Ottobre a Segrate. Sede dell’IBM, giornata mite di inizio autunno. Un’agenda degli interventi “reticente” eppure la sala del Forum riempita al completo, il tam tam dei forum avevano visto giusto, l’evento era uno di quelli a cui non si poteva mancare.

In attesa di entrare al Forum

Una breve introduzione di Enrico Cereda per rompere il ghiaccio: “…. Avevo chiesto ad Adriano Celentano di venire a presentare l’evento, ma un impegno a Verona lo ha costretto a declinare l’invito ….”

Andrea Pezzi  che ha condotto per tutte le tre ore l’evento,  si e’ districato con disinvoltura fra tanti termini tecnici. Solo per un attimo e’ rimasto interdetto sentendo il termine “Petaflops” al quale non riusciva ad immaginare una definizione informatica.

La scaletta dell’evento prevedeva sul palco tre divanetti occupati da Sergio Resch, Marita Prassolo e Alberto de Angeli. Accanto a questi  si alternavano altri professionisti dell’IT  che esprimevano le loro opinioni riguardo l’evoluzione in atto sui grandi sistemi  enterprise. Il tutto magistralmente presentato da Andrea Pezzi che ha fatto scorrere con fluidita’ l’evento e non facendo mancare momenti di garbata ironia.

Marita Prassolo ha ribadito come sono i grandi sistemi mainframe a governare tutti i sistemi finanziari del pianeta, mentre Sergio Resch, a proposito dei grandi volumi di dati che occorre gestire e della loro smisurata crescita e’ uscito con la colorita espressione:  “i dati figliano”

Renzo Vanetti di TAS ha rimarcato come questo decennio sara’ quello del “Big Data”. Del Business che dovra’ farsi strada e trovare nuove prospettive dall’analisi e dalla correlazione di volumi enormi di dati. Nello stesso ambiente bancario esistono, correlate ad una semplice fattura, numerosi dati ed i sistemi antifrode devono poter decidere in tempi brevissimi se una richiesta di pagamento con carta di credito possa essere onorata o meno. E le considerazioni che debbono essere fatte non sono banali. Se due richieste arrivano da punti lontani viene persino calcolato se le coincidenze degli aerei sono compatibili e tutto questo in tempi inavvertibili dall’utente.

Particolare menzione all’ingegner Vanetti per la spilla di Prospera appuntata alla giacca distintivo dell’impegno verso le nuove generazioni.

Carmine Rossin di Engineering che si occupa di sviluppo applicazioni per la grande distribuzione, ha offerto ad Alberto de Angelis l’opportunita’ di introdurre i nuovi processori Power 7 Plus che equipaggeranno le macchine “P” di fascia alta.

Marita Prassolo riprende l’argomento “Z” dicendo che in ambiente Z/OS un nuovo Job si apre in modo istantaneo, caratteristica che lo distingue da altri sistemi. E’ la volta di Guido Gatti di Equens e che gestisce mezzo milione di Pos e 10.000 Atm. Combatte quotidianamente nel combinare tecnologia, applicazioni con le immancabili richieste di sconto.  I punti di rimarco sono: Economia di scala, flessibilita’ e crescita.

Andrea Pezzi parla con Guido Gatti.

Paolo degli Innocenti conclude la prima tornata di interventi parlando dei prodotti della famiglia “Pure”.

Riprende il dibattito e Domenico Alfonsi di Skill ribadisce l’importanza della riusabilita’ del software. Non a caso le sue parole d’ordine sono: Qualita’, Semplicita’ e Riusabilita’. Ha anche l’occasione per esprimere la sua opinione riguardo il dualismo uomo e processi automatici: “ ….. Se un essere umano fa qualche cosa che potrebbe fare un software, e’ giusto che lo faccia il software…”

Luca Musso di Primeur, di cui e’ stato trasmesso un intervento filmato, ha espresso l’importanza dell’importanza e le iniziative in atto per mantenere ed espandere gli skill in ambito mainframe.

Per Alfio Puglisi di Sempla i punti nodali sono: Portabilita’, Certezza dei Dati, Flessibilita’, Continuita’ di servizio e Produttivita’. Essenziale anche il ridisegno applicativo, facendo in modo che siano i processi a seguire il cliente e non viceversa.

Ed ancora Marco de Felice di ZetaCloud e Paolo dal Cortivo di Cad IT che giudicano importante il consolidamento delle risorse e la riduzione dei costi. E’ stato citato il caso di un CIO che ha risparmiato il 50% della spesa consolidando su un sistema “Z” dei DB Oracle su hardware blade.

Infine in un filmato, Luca Falco ha descritto il ruolo del mainframe in Carige.

La parola e’ poi passata agli specialisti tecnici. Greg Lotko ha parlato del nuovo zEnterprise EC12 e Alberto de Angeli della tecnologia  a 32 nanometri del Power 7+

Ci sono stati anche momenti di gustosa ironia, a parte la perplessita’ di Andrea Pezzi sul reale significato di “PetaFlops” l’occasione di scoprire le carte della propria fede calcistica e’ stata data dalla trasmissione di un filmato sportivo. Veniva esaminata la situazione dell’allenatore del Milan che si e’ visto privato di alcuni calciatori di pregio e continua a giocare le sue partite. Al pari di molti CIO che giocano la loro partita con quello che hanno e che gli viene progressivamente ridotto.

Marita Prassolo di fede Milanista: “…. Le partite le giocano i calciatori e l’allenatore….” A cui fa eco Andrea Pezzi  Juventino Doc : “… Le partite le giocano i calciatori e  …..  l’arbitro ….”.    🙂

zEnterprise e PureSystems. Due ibridi fanno un ibrido più grosso? Non è detto.


Ho letto il nuovo post su DancingDinosaur dal titolo zBX and Puresystems play nice together. Alan Radding riporta la notizia che, in un recente incontro con degli analisti un manager IBM ha detto che l’Unified Resource Manager convergerá con il Flex System manager.

Questo però non avverrà in tempi brevi. Infatti Jeff Frey, IBM Fellow and CTO for System z, ha detto a DancingDinosaur che: “il Flex Manager e l’Unified Resource Manager non si fonderanno tra loro”. Questo non significa che lo zEnterprise ed i PureSystem non possano lavorare in modo integrato, ma questo “Lo stiamo realizzando federandoli ad un livello superiore”. Con il Sw Tivoli si può realizzare un layer di gestione unico per i due sistemi.

Il post prosegue disilludendo coloro che si aspettano una rapida convergenza dei due sistemi, ma ipotizzando evoluzioni significative per entrambi i sistemi. Secondo Radding lo zEnterprise aumenterà la sua scalabilità bel oltre le 112 lame ed introdurrà sempre più meccanismi di alta affidabilità tipo la partition mobility; inoltre alcune caratteristiche dei PureSystem verranno incorporate nello zBX.
Analogamente, per i PureSystem, Radding si aspetta un espandibilità oltre gli attuali 4 box e, forse un’avvicinamento alla realizzazione di ensemble che, per ora è una caratteristica unica dello zEnterprise.

Come al solito qui vi fornisco una mia traduzione e sintesi che suggerisco, a chi ha più tempo, di confrontare con l’articolo originale.

Il mio punto di vista si conferma sempre di più su alcune considerazioni di fondo che vanno oltre la discussione “è meglio questo, è meglio quello”:
1- la scelta di sistemi ibridi non è un’iniezione fatta sul mainframe per allungargli la vita, non ne ha bisogno.
2- i sistemi ibridi rappresentano il connubio ideale tra standardizzazione e flessibilità architetturale
3- ad oggi non è pensabile un unica piattaforma che vada bene per tutto
4- i nuovi meccanismi di gestione forniti in modo nativo vanno capiti a fondo per evitare di creare (leggi mantenere e pagare) delle duplicazioni inutili

Si allarga l’Hybrid Family


Il Blog DancingDinosaur ha pubblicato un post dal titolo “PureSystems Joins zEnterprise Hybrid Family” ed ovviamente mi ha subito incuriosito visto che la natura ibrida del PureSystem (nel senso che ospita sistemi di differenti architetture e instruction set) rende naturale un parallelo con lo zEnterprise.

Già sul sito IBM è comparsa una pagina che affronta il tema del posizionamento dei due sistemi che come primo impatto hanno due caratteristiche molto simili: la disponibilità di ambienti multipiattaforma e la gestione di questi con un unico strumento: l’Unified Resource Manager ed l’IBM Flex System Manager.

Ma torniamo all’articolo di Alan Radding: a mio parere illustra correttamente come il costo non sia l’unico criterio di scelta, ma piuttosto si debbano considerare le caratteristiche dei workload e la loro necessità di scalare.

[…] “Ad esempio, una blade PowerLinux come componente PureSystems può offrire una migliore rapporto prezzo/prestazioni rispetto ad un Linux in eseguito su un IFL dello z? Analogamente, i carichi di lavoro di Windows devono essere fatti eseguire su un blade HX5 nel zBX o su un PureSystems? In questo momento non ci sono sufficienti dati relativi ai prezzi ed alle prestazioni per poter decidere. […]  Guardando al futuro, IBM sta già pianificando il supporto zBX per la prossima generazione z e promette di integrare più strettamente lo zEnterprise con il PureSystems. Io zEnterprise, zBX, ed l’hybrid computing a quanto pare saranno in giro per un pò.