INTEL al bivio?


Può sembrare strano parlare di Intel in un sito dedicato ai mainframe. Ma i produttori di chip sono, da sempre, un elemento portante nella scelta delle architetture e io sostengo che un modello architetturale mainframe-centrico è quello che per facilità di gestione ed economie di scala è quello più adatto per un ITC di tipo enterprise. Attenzione, io parlo di modello architetturale, questo poi può essere coniugato su una piattaforma piuttosto che un’altra. E’ chiaro che, per determinati volumi e per necessità di affidabilità, la piattaforma zEnterprise per me è una delle migliori. Questo non significa che domani tutti debbano buttar via il loro IT e passare ad uno zEnterprise;  ne beneficerebbe molto il mio stipendio, ma ovviamente un discorso è valutare una scelta di principio, ed un’altro è valutare l’opportunità di una trasformazione. Ma torniamo ad Intel.

Ne parlo perchè ho letto l’articolo apparso sul The New York Times dal titolo Intel’s Profit Falls 25% With Decline in Chip Sales. Chi ha letto altri miei post sa che, per me, il mercato dell’IT sta attraversando un momento di grande trasformazione dovuto a quanto accadrà ai produttori di chip. Penso che questo sia dovuto fondamentalmente per la minaccia alla supremazia di INTEL dovuta all’erosione del suo bacino di profitti da parte di tablet e di processori tipo ARM.

L’articolo del NYTimes pone l’attenzione su come, la crescita nel mercato server di INTEL non si sufficente a bilanciare la contrazione del mercato dei PC. Per Intel quest’ultimo rappresenta il 64% del suo fatturato  e adirittura l’89% del suo Utile Operativo. La contrazione del mercato dei PC ha determinato quindi la diminuzione del 25% dei profitti rispetto allo scorso anno. Questo secondo me è il problema per INTEL: produrre nuovi chip significa avere la capacità di investire 1B$ circa per ogni nuova famiglia; fin’ora Intel sfornava una nuova tecnologia con cui riusciva ad abbracciare un range di sistemi ampio dai PC ai server. Ora temo che Intel debba iniziare a scegliere se focalizzare le sue nuove tecnologie su dispositivi di largo consumo o su concentrarsi su tecnologie di classe enterprise.

Questo bivio è una scelta non solo di tipo di mercato, ma di disegno. Infatti significa decidere cosa fare di tutti quei transistor disponibili con i processi produttivi che Intel è in grado di utilizzare (sempre più vicini al confine dei 20nm): tecnologie tipo System On a Chip (SoC) che integrano disparate funzionalità a bassi consumi utili per tblet e smartphone o tante unità di elaborazione affiancate da acceleratori per soddisfare le esigenze di parallellismo e di trhoughtput dei moderni datacenter e dei modelli architetturali del cloud?

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Il vantaggio di essere grandi


Angled view of a portion of an IBM chip showing blue optical waveguides transmitting high-speed optical signals and yellow copper wires carrying high-speed electrical signals. IBM Silicon Nanophotonics technology is capable of integrating optical and electrical circuits side-by-side on the same chip. Click on picture to see in its original size.

In questi giorni si è dato spazio sulla stampa all’annuncio del 10 Dicembre, da parte di IBM, dell’utilizzo della tecnologia silicon nanophotonics  per comunicare tra diversi chip o al loro interno in modalità ottica invece che elettronica. Permettendo quindi di raggiungere velocità enormi nel trasferimento dei dati. Basta andare su Google e digitare “ibm nanophotonic” per avere l’imbarazzo della scelta di annunci e comunicati.

Ma, al solito, non mi soddisfa ed eccomi a condividere con voi il mio approfondimento. Per iniziare, la notizia integrale si trova nel comunicato IBM dal titolo Silicon Integrated Nanophotonics Technology: from the Lab to the Fab e, a mio parere, la vera novità è che la tecnologia nanofotonica è stata applicata nel costruire un chip con i procedimenti della fabbrica invece che con macchinari e tempi da laboratorio. Un dato che mi ha colpito è che la tecnologia costruttiva utilizzata è stata di 90nm; questo perché nello stesso giorno Intel ha fatto parlare di sé per l’utilizzo della tecnologia costruttiva di 22nm.

Mi sembra che da una parte si stia cercando di spingere sulla ricerca che renda disponibili procesori sempre più veloci per i datacenter, mentre dall’altra si stia mettendo al centro degli sviluppi la miniaturizzazione e il risparmio energetico. Sicuramente questi sono temi importanti, ma il risparmio energetico a cui si punta in un datacenter è indirizzato su una riduzione totale, mentre i componenti che soddisfano tablet e portatili devono essere gentili nell’utilizzo delle batterie. Poi il fatto di potersi avvalere di processi costruttivi non così spinti al limite, permette, appunto, di far coesistere sul chip quelle tecnologie che vanno a soddisfare i bisogni emergenti di trattamento di grosse moli di dati.

Quindi la vera notizia è che la tecnologia “CMOS Integrated Nanophotonics” annunciata da IBM nel Dicembre del 2010 ora diventa molto più vicina ad una sua applicazione per i sistemi che popolano i datacenter.

Nuovi chip, nuovi scenari: come si paga la ricerca?


Un’altro post sul tema dei cambiamenti e dei confronti/scontri tra i produttori di chip e non riesco più a tenere per me un’idea che mi gira nella mente da un po’ di tempo. E’ un’idea che non ho mai strutturato e condiviso, per pudore e per non apparire come un esaltatore a tutti i costi (e per amor di stipendio…) dell’azienda in cui lavoro: l’IBM.

Ma procediamo con ordine, intanto vi suggerisco di leggere questi articoli che descrivono da diversi aspetti quello che sta accadendo nel mercato, poi, a seguire, le mie riflessioni:

ARM parte dai netbook per scalzare Intel dai computer – su http://www.tomshw.it ARM è un produttore di chip per smaprtphone che, per crescere, sta iniziando ad entrare nel mercato dei notebook e dei portatili: “Tudor Brown aveva già detto più di un anno fa che entro il 2015 ARM avrebbe conquistato il 50 percento delle quote di mercato nell’equipaggiamento dei PC portatili. Oggi iniziano ad essere in circolazione i primi portatili con i chip dell’azienda inglese.”

Dell, HP, Lexmark: Sell Them All, Buy IBM, Citi Analyst Says – il sito di http://www.forbes.com commenta un documento di Jim Suva, un analista di Citigroup, che vede un futuro scuro per alcuni player perchè prevede una contrazione dell’1% in 2013 nel numero di PC venduti, ben al di sotto del previsto aumento del 7%; principalmente dovuta alla crescita del 59% della vendita di tablet.

ARM, Intel battle heats up on networking front – da http://www.eetimes.com un articolo dove si sostiene che “[…] si sta aprendo un’altro fronte nella guerra delle architetture tra ARM ed Intel. Entrambe vedono aumentare quote di mercato nei dispositivi di rete dove ARM è un nuovo arrivato, ma Intel non è ancora dominante”

Analysis: As PC era fades, good times may be over at Intelhttp://www.reuters.com ci dice che man mano che tablet e smartphone attirano un maggior numero di utenti, Intel si trova a dover rispondere a domande sempre più difficili. Intel è considerata il re del mondo Wintel (PC, portatili e server x86), ma nel mondo in rapida e spietata crescita degli smartphones, Intel sta lottando – la sua quota di mercato è inferiore all’1 per cento – con Qualcomm Inc, Samsung Electronics Co Ltd, ARM Holdings Plc e altri.

Io ricordo benissimo quando, i primi degli anni ’80, fecero ingresso i primi PC. Fino a pochi anni prima i soli produttori di chip per computer erano l’IBM ed altre aziende come Digital, Motorola, Amdhal, Hitachi. Poichè produrre nuovi chip significa fondamentalmente investire in ricerca e sviluppo, Intel potè beneficiare dei profitti ottenuti dalla sua diffusione su larga scala, mentre gli altri, vedendo pian piano erodere quote di mercato, sono tutti spariti, tranne Motorola che dalla famiglia 68000 con cui furono equipaggiati i primisistemi SUN si è spostata su settori di mercato come quello dell’automazione, la logistica e del mobile.

Secondo me lo scenario di adesso è questo: il mercato dell’ICT di tipo Enterprise si muove per gestire grosi mole di dati ed utilizzare modelli Cloud. IBM è una delle poche aziende ingrado di investire 1 B$ in ricerca per sviluppare nuovi chip adatti per questo mercato. Intel investe in ricerca per proporre famiglie di chip che, nelle differenti versioni possano andar bene sia nel mercato Enterprise dove i margini sono maggiori, ma i volumi non alti come nel mercato personal e portatili. Qui, sebbene con margini minori, ma grazie ai grossi volumi Intel è in grado di portare a casa grandi profitti che le permettono di crescere e di finanziare la ricerca.

Quello che penso io e che quelli a cui l’ho detto considerano folle,  è che Intel con i suoi circa 100.000 dipendenti rischia di fare la fine della Digital (anch’essa coincidenza aveva circa 100.000 dipendenti).  Questo perchè se il mercato dei PC, dove Intel è re, crollerà sotto la pressione di smartphone e tablet, dove Intel non ha un ruolo così predominante, il risultato sarà che non avrà più la liquidità necessaria a finanziare la ricerca.

Inoltre io penso che i due mercati potrebbero specializzarsi ed allontanarsi perchè uno ha bisogno di miniaturizzazione spinta, bassissimi consumi e alte capacità per elaborazione di video. Mentre per l’altro la miniaturizzazione non è un grosso problema e può permettersi delle tecnologie di produzione dei chip più economiche. Questo porterà, sempre secondo il mio parere, ad una crisi o perlomeno di fronte ad una scelta quei produttori come Intel che vogliono mantenere un ruolo in entrambi i mercati. Da parte di IBM una scelta che valuto lungimirante, anche se accolta da molti con perplessità, fu quella di abbandonare il settore dei PC con la vendita della sua relativa divisione a Lenovo. Adesso IBM è un’azienda focalizzata nel mercato Enterprise si, ma a tutti i livelli. La scelta è stata fatta ed anche vedendo i trend delle azioni mi sembra che il mercato lo riconosca.

Ovviamente tutte queste sono opinioni e previsioni che solo il tempo potrà confermare o smentire…

AGGIORNAMENTO: Un altro post sull’argomento Intel’s Moore’s Law may ultimately meet economic limits

WSJ: Veloci, veloci. Ma lo zEnterprise sarà ancora più veloce?


Sul Wall Street Journal online è uscito un’articolo di Don Clark dal titolo IBM Pushes the Clock (Speed) on New Chips con delle considerazioni che ritengo molto interessanti sulle evoluzioni possibili dei nuovi chip. Così viste le informazioni riportate nell’articolo mi sono sentito come gli Apple-bloggers che discutono dei rumors riguardo le possibili novità del nuovo iPhone ed ho pensato che la cosa milgioro fosse quella di tradurre gran parte del post, lasciando a voi le considerazioni.

La bruta velocità non sembra motivare molti chip designer come nel passato. Non è così per IBM. Il gigante dei computer ancora vende molto di quello che l’industria chiama ‘Big Iron’, macchine potenti disegnate per operare come un singolo sistema” e qui immaginate che avrei qualcosa da ridire… “non come la moltitudine di rack contenenti server semplici che le imprese utilizzano per ‘lavoretti’ come fornire pagine WEB. L’IBM sta per rivelare i dettagli di due nuovi chips per queste macchine di tipo high-end, che sfruttano molto una tecnica che ha minor impiego in altre parti del mercato.

Qui sono rimasto stupito (e un pò amareggiato) per il fatto che all’interno dell’IBM questo genere di notizie non circola in nessun modo, ma evidentemente ai giornalisti qualche disclosure viene fatta in anteprima. Quindi potete immaginare con che curiosità ho continuato a leggere l’articolo.

Questo approccio aumenta la velocità di funzionamento dei processori, o frequenza di funzionamento, che è un parametro di misura paragonabile al numero di giri di un motore. Il gigante dei chip INTEL, dopo anni di marketing sui miglioramenti per gli utenti dei PC basati sui megahertz e i gigahertz, ha iniziato nell’ultimo decennio ad enfatizzare altri modi per migliorare le prestazioni; questo dovuto al consumo di energia ed alla produzione di calore che l’aumento della velocità comporta. E le alte frequenze di clock sono ancora più rare nei chip per gli smartphone ed i tablet dove la durata della batteria è un fattore chiave.

Ma l’IBM continua a marciare ad un ritmo diverso. La nuova versione del chip usato nei suoi venerabili mainframe, che verrà discussa in una prossima conferenza tecnica di questo mese a Silicon Valley, vanta una velocità di clock di 5,5 gigahertz, in crescita dai 5,2 gigahertz della versione corrente. Big Blue aggiornerà anche la linea dei chip Power, utilizzata nei srever che lavorano con una variante IBM del sistema operativo Unix. Gli attuali chip Power7 arrivano a frequenze di 4.14 gigahertz; anche la prossima versione, i Power7+, che verranno discussi nella prossima conferenza di Hot Chips, secondo IBM saranno dal 10% al 20% più veloci.

A questo punto dell’articolo non ho potuto fare a meno di seguire il link (la potenza di distrazione dell’hipertesto!) che porta alla conferenza di Hot Chips 24: A Symposium on High Performance Chips; si terrà dal 27 al 29 Agosto a Cupertino in California. Frigando nell’agenda dell’evento risultano due interventi di IBM: il primo di Scott Taylor dal titolo POWER7+™: IBM’s Next Generation POWER Microprocessor ed il secondo di Kevin Shum dal titolo IBM zNext: the 3rd Generation High Frequency Microprocessor Chip. Che dire, questi non sono rumors, ma chissà quando queste next-generation saranno annunciate e disponibili! MA torniamo all’articolo del WSJ.

Come paragone i chip Xeon di INTEL rivolti ai server high-end operano ad un clock di 2.4 gigahertz. Naturalmente la velocità del clock è solo uno dei tanti fattori che influiscono sulle prestazioni. Sia IBM che Intel utilizzano dei trucchi come l’incremento del numero di processori nei chips e l’aggiunta di circuiti special-purpose come acceleratori per attività come la compressione o la cifratura dei dati. Un’altra tecnica collaudata è l’aggiunta di cache di memoria di massa, con IBM che enfatizza l’utilizzo di una tecnologia chiamata eDRAM come fattore differenziante.

Ci sono molte altre scelte e compromessi. I nuovi chip mainframe IBM assorbono fino a 300 watt e il POWER7+ fino a 190-watt rispetto ai 130 di uno Xeon paragonabile. Però tali paragoni possono essere fuorvianti; IBM sostiene che i grandi sistemi siano in grado di sostituire molte macchine più piccole, portando un risparmio energetico effettivo che non quello misurato paragonando chip-to-chip. Ma ci sono altri costi, oltre a quello della bolletta elettrica, che sono rilevanti. Il top della gamma Intel Xeon costa 4616$, un bel pò per un pezzo di silicio. Ma Intel sostiene che i prezzi per i server e le licenze Sw siano più bassi sullo Xeon che non sulle macchine di Big Blue (IBM vende i chip solo come parte dei suoi sistemi, in modo da non prezzarli separatamente).
Le due aziende fanno affermazioni contrastanti anche su altri argomenti, tra cui l’affidabilità relativa dei loro chips. Per ora, tuttavia, le loro posizioni sono abbastanza sicure in due aree separate: la gran parte di Intel nel settore high-volume del mercato dei server medio-piccoli con un numero di chip da uno ad otto, IBM nei server ‘scale-up’ [che possono crescere aggiungendo risorse n.d.a.], dove i sistemi fino a 32 chip vengono utilizzati per i attività che vedono l’impiego di enormi database.Questa è la nostra principale value-proposition’ afferma Satya Sharma, un fellow e chief technology officer della linea dei POWER.
Ovviamente, come sa chi mi conosce, cercherò di contattare Kevin Shum per vedere se, almeno dopo la conferenza, sarà possibile saperne di più.