#Java che succede? Rischia l’OpenSource?


java OpenJDKE’ da un po’ di tempo che leggo, semza mai menzionarli, articoli relativi a problemi di sicurezza con Java. Ma dopo l’ennesimo articolo su itNews ho deciso di fare il punto e condividerlo. L’articolo titolato Oracle calls time to sort out Java security, riporta una call tra Milton Smith, il Manager di ORACLE responsabile della sicurezza di Java, e i rappresentanti dello Java User Group. Secondo Smith “il piano per la sicurezza di Java è realmente semplice: numero uno risolvere i bug di Java, numero due comunicare ampiamente gli sforzi effettuati“. In modo impertinente l’autore, Juha Saarinen, continua dicendo “Un piano di comunicazione verrà sviluppato per evitare la passata mancanza di apertura, ma Smith non ha detto nulla di specifico su come verrà fatto o su quali miglioramenti di sicurezza sono in piano“. L’articolo termina con la frase lapidaria “Le organizzazioni di Sicurezza attualmente raccomandano gli utenti di disabilitere Java nei loro browser, o di rimuovere completamente tale Sw se non è proprio necessario“. Se non è proprio necessario? Ma avete provato a navigare con Java disabilitato? Quali sono le aziende che possono permettersi di disinstallare Java dai desktop dei loro utenti? Eppure…

Intanto partiamo col dire che Java è stata una dote portata da SUN nell’Aprile del 2009 quando è stata acquisita da ORACLE. Nella comunità Open Source ci furono commenti perplessi anche in relazione al futuro di MySQL,  ma nei fatti ORACLE portava in dote una capacità di investimenti notevole, potenzialmente in grado di dare un’accelerazione alle evoluzioni di Java. La roadmap dichiarata era interessante e scandiva i tempi con il ritmo tipico di un produttore di Sw.

Putroppo ben presto le cose all’interno della galassia Java, così riconfigurata, mutarono.  L’Apache Software Foundation, a Novembre 2010, lasciò il Java Community Process (JCP) Executive Committee con un comunicato critico  dove  affermava che ORACLE aveva fornito loro “una licenza TCK che impone ulteriori condizioni nell’utilizzo che non sono compatibili con le licenze Open Source o Free Software License“. Possiamo leggere come una tentata conciliazione  da parte di ORACLE il successivo regalo di OpenOffice.org ad Apache nel Giugno del 2011? Dagli antefatti non direi.

Apache nel 2005 avvia il progetto Harmony per realizzare un Java Open Source; tra i contributori vi sono anche aziende del calibro di Intel ed IBM. Perchè Java non è OpenSource? Lascio perdere questo tema ed invito i più curiosi alla lettura di un articolo del 2006 dal titolo Why Open Source Java? Sempre nel 2006 la Sun Microsystems avvia il progetto OpenJDK  anche questo per realizzare un Java Open Source che, dopo l’acquisizione, confluisce in ORACLE.

A questo punto la storia si ingarbuglia ed è degna di una telenovela dove OpenSource, FreeSoftware e varie aziende, contemporaneamente si corteggiano e si ostacolano. Google nel 2008 fornisce Android per i primi dispositivi mobile commercializzati. Ma su Android vengono usate delle classi di Harmony  e nell’Agosto 2010 ORACLE cita in giudizio Google chiedendo di vedere la documentazione delle comunicazioni intercorse tra Google ed Apache. Ad Ottobre 2010 IBM inizia a collaborare in OpenJDK lasciando di fatto sola Apache nel proggetto Harmony. A Novembre dello stesso anno anche Apple si unisce a OpenJDK. A quel punto Apache isolata, sospende il progetto Harmony con soddisfazione da parte di chi auspicava un unico Java OpenSource.

In sintesi la storia di Java, un linguaggio nato con il principio WORA “write once, run anywhere” per essere compatibile su tutte le piattaforme, è sempre stata un difficile obiettivo irto di dispute tra aziende fin dal 1997 con quella tra SUN e Microsoft. Comunque un qualcosa in mano (o tra le mani) ad aziende con i rispettivi interessi economici.

Ora l’attenzione alle date dei piani di ORACLE sugli sviluppi di Java, forse ha preso il sopravvento rispetto ad altri aspetti come i test e la sicurezza. Sul web si trovano sempre più spesso, avvisi e scontenti sui nuovi rilasci: a luglio del 2011, dopo cinque anni è uscita, sotto il logo ORACLE la nuova versione di Java SE 7, ma già il giorno dopo uscivano avvisi che la JVM poteva andare in crash o introdurre dei bug nelle applicazioni che la utilizzavano. Ad agosto 2012 Reuters riportava che era stato rilasciato il fix per eliminare delle falle di sicurezza. Non è cambiato molto però se, a gennaio del 2013 dopo il rilascio di altri fix di sicurezza, restano ancora molte vulnerabilità che permettono di far girare sui sistemi applicazioni “arbitrariamente”. A marzo già tre aggiornamenti hanno cercato di eliminare le vulnerabilità esistenti, ma in un’articolo di tre giorni fa, si parla di una vulnerabilità ancora presente e che verrà risolta con il rilascio del 16 Aprile 2013.  Sembra quindi che il piano di ORACLE di terminare il supporto di Java SE 6 da Febbraio, slitti proprio per questi problemi di sicurezza.

Ormai è diventata abitudine vedere il messaggio “Java Update available” e anche questo sembra diventato un problema perché ORACLE spesso cerca di “infilare” con gli udpate del software non desiderato. Java sembra trasformato da linguaggio universale ad incubo comune!

Insegnamenti da un flop quasi annunciato…


E’ raro leggere di progetti fallimentari in modo onesto e, sopratutto, dopo annunci roboanti. Io fin’ora mi sono sempre imbattuto in fallimenti conosciuti agli adetti ai lavori e tacitati per non esporre i promotori; oppure su annunci di fallimenti che vedono coinvolte aziende ICT in modo clamoroso, ma spesso colpevoli solo di aver fatto ciò che il legame contrattuale prevedeva e non di scelte precedenti poste come vincolo.  Durante la mia periodica opera di pulizia delle mail ho notato una segnalazione sul The New York Times dal titolo “Billion-Dollar Flop: Air Force Stumbles on Software Plan“. Poiché dagli errori si impara sono andato a leggere l’articolo e, seguendo i vari collegamenti, ne è venuta fuori una ricostruzione istruttiva che vi propongo partendo dall’inizio, alla fine le mi e considerazioni.

8-Sep-2006

Con un articolo dal titolo ESC awards $627.8 million task order l’Electronic Systems Center annuncia di aver assegnato un contratto del valore di 627.8 M$ alla Computer Science Corporation per la realizzazione dell’Expeditionary Combat Support System (ECSS), un sistema integrato per la logistica. Questa decisione segue l’acquisizione della suite ERP di Oracle 11i. L’ECSS è destinato a sostituire più di 400 sistemi legacy ed essere disponibile a 750000 utenti dell’Air Force. Nell’annuncio si dice che per il Maggio del 2008 si sarebbe completata la fase di pianificazione e disegno, dando il via alla realizzazione per arrivare alla piena operatività nel Gennaio del 2013.

18-Jun-2009

Con il titolo ECSS revolutionizes Air Force logistics, Greg Laing pubblica un articolo dove l’ECSS è visto come un “cambiamento storico, che rivoluzionerà la logistica dell’Air Force […] Sebbene ci vorranno diversi anni prima che diventi completamente operativo, l’ECSS da questo mese inizia ad essere utilizzato nella base di Hanscom. Questo sistema renderà possibile la visione e la gestione di tutte le risorse logistiche dell’Air Force sparse per il mondo.

27-Oct-2010

In Air Force poised for Expeditionary Combat Support System GroverDunn, il direttore responsabile del cambiamento Grover Dunn, commenta dicendo che “l’ambizioso tentativo di attuare la trasformazione nei vari comandi e funzioni (dell’Air Force nda) richiederà del tempo per raggiungere il suo massimo potenziale, ma sarà relativamente breve considerando le dimensioni del programma“ed aggiunge dicendo “che fin’ora non si erano mai cambiati processi, strumenti e linguaggi nel lavoro di 250.000 persone in una volta sola, e che questo è ciò che si sta per fare a partire dal primo rilascio nel periodo dei succesivi due anni e mezzo.” poi conclude dicendo che “è già in corso un pilota nelle basi di Hanscom Air Force, Mass. e Robins AFB, Ga che vede coinvolti 90 utenti. Da Dicembre altri 150 utenti parteciperanno ad un secondo pilota nelle basi di Langley AFB, Va.; Scott AFB, Ill.; Wright Patterson AFB, Ohio; and the Defense Finance and Accounting System.  Un test su larga scala verrà effettuato a Febbraio del 2012 nelle basi di MacDill AFB, Fla. e Ellsworth AFB, S.D. prima del roll-out su scala mondiale che avverà agli inizi dell’estate del 2012.

Non ho esperienze dirette su progetti di questa scala e tantomeno di logistica militare, ma ad istinto mi viene da pensare che, poco meno di 300 utenti, rappresentano un pilota poco rappresentativo di una popolazione di 250.000 utenti. Quindi dopo aver letto questo articolo ho pensato che forse le attività logistiche sono molto simili e ripetitive nei vari contesti, quindi questo numero di utenti è sufficiente per testare il sistema ed i nuovi processi; il roll-out finale potrebbe essere ridursi “solo” ad una questione di scalabilità e prstazioni.

19-Jan-2011

201301-002 110118-F-0672W-012La seconda parte dei test viene commentata poche settimane dopo nel comunicato Second test phase of Logistics ECSS commences; team remedies response-time issues dove si dice che “il personale della base di Hanscom Air Force, Mass. entrato nella seconda fase, chiamata Pilot B, il 20 Dicembra ha ampliato l’utilizzo dell’ECSS“. Ma delle issues menzionate nel titolo non se ne fa menzione se non in una breve affermazione:”Ad Hanscom la preoccupazione principale [con l’ECSS] ora sono i tempi di risposta [di rete]“. A vedere il piano riportato in un documento pubblico del 2007 a pag.5, il progetto potrebbe essere ancora in linea con il piano. Ma, a mio parere emerge la sensazione che qualcosa non procede come previsto. Infatti nel comunicato si dice che “18 utenti si sono aggiunti ai 54 iniziali nella base di Hadson“; ma non erano già 90? Possibile che l’aggiunta di 15 utenti in un progetto destinato a 250.000 sia un evento così significativo da essere menzionato?

Feb-2011

Su iniziativa del governo, l’Institute for Defense Analyses, pubblica i risultati di uno studio dal titolo “Assessment of DoD Enterprise Resource Planning Business Systems“. Nel documento si legge che (A-5) “l’ECSS inizialmente era basato sulla combinazione di tre prodotti COTS (Commercial Off The Shelf nda): ORACLE R12 eBusiness suite, IFS and Click. Circa un anno dopo, nelle fasi iniziali di definizione, risultò evidente che questi prodotti non risultavano integrati tra loro in modo adeguato e non avrebbero soddisfatto i requisiti dell’Air Force senza delle modifiche significative alla direzione (del progetto nda). ” […]  “Il programma dell’ECSS è stato ridefinito e le componenti Sw IFS e Click abbandonate a favore di un upgrade della Oracle E12 eBusiness suite e di un impegno, da parte di Oracle, di fornire la manutenzione necessaria nei release futuri.” […] “Dopo più di 5 anni e un eccesso di spesa di 500 M$, il programma è ancora lontano dall’aver definite delle baseline di tempi e costi.

2012

A Marzo il documento Reported Status of Department of Defense’s Enterprise Resource Planning Systems evidenzia (p.14) che il costo degli attuali 240 legacy systems è di 325 M$/year mentre il costo stimato dell’ESSC Program è di 5.2 B$.
E’ del 26 Novembre 2012 l’unica comunicazione ufficiale che ho trovato, sulla chiusura del programma, è la lettera che il Rep. Lee Terry ed il Sen. Mike Johanns hanno scritto ad Obama. Poi l’ondata di comunicati stampa:
Billion-Dollar Flop: Air Force Stumbles on Software Plan, Lessons from a Billion-Dollar Project Failure, How the Air Force blew $1B on a dud system, ecc. ecc. dove in alcuni si dice che “un portavoce dell’Air Force ha detto che lo scorso mese, con la cancellazione del sistema (l’ECSS nda) l’AirForce continuerà ad utilizzare i suoi sistemi di logistica legacy, alcuni dei quali sono in uso fin dagli anni ’70“.

Ed ecco le mie considerazioni:
– La prima impressione favorevole è sulla trasparenza e sulla facilità di accesso alla documentazione (dimostrata dagli innumerevoli link che riporto) che l’amministrazione degli Stati Uniti  adotta. Provate a capire nei nostri siti come un ministero spende il suo budget….

– Mi piacerebbe sapere cosa sono quei legacy systems degli anni ’70. Lo dico sul serio perchè non penso siano tutti dei mainframe (immagino che gli alcuni in uso dagli anni ’70 lo siano) e non sono riuscito ad appurarlo. Però con 2B$ forse si poteva fare una più miodesta opera di rinnovamento e consolidamento infrastrutturale che avrebbe portato minori benefici economici, ma concreti….

– Per chi è consulente suggerisco caldamente la lettura integrale dell’assessment dei sistemi ERP all’interno della Difesa Statunitense. E’ veramente un esempio di come deve essere il documento finale di un assessment! Complimenti ai professionisti dell’Institute for Defense Analyses.

27 Nov #DB2 REORG for #z/OS: Deep Dive webcast!


Questa volta non mi riduco all’ultimo. Il 27 Novembre ti terrà la teleconferenza dal titolo DB2 REORG for z/OS: Deep Dive! dove Ka-Chun Ng, del team DB2 Utilities, alle 4:00 GMT (quindi in Italia alle 17:00) parlerà delle novità, in termini di consumi e prestazioni della utility di REORG.

Per iscriversi andate a questo link, mentre maggiori dettagli sono disponibili alla pagina IBM dell’evento.

Vi ricordo, se vi siete persi qualche evento, l’elenco di quelli di cui sono disponibili le registrazioni o il materiale utilizzato:

1.
Social Portals for IT Efficiencies | Replay

Join us for this webcast as we’ll demonstrate how IBM’s social capabilities can drive less cost, better performance and faster response from your IT staff and operations.
Audience: Business | Date: 14 Nov 2012 – 14 Nov 2012
Replay period: 15 Nov 2012 – 15 Aug 2013

2.
International DB2 Users Group (IDUG) shares DB2 10 upgrade experiences from USERS | Replay

Join us for this webcast as it will be presented by two well known Independent DB2 Consultants who have a wealth of experience working with DB2 customers and users.
Audience: Business | Date: 13 Nov 2012 – 13 Nov 2012
Replay period: 13 Nov 2012 – 13 Aug 2013

3.
CICS V5.1: Operation efficiency and service agility through cloud enablement | Replay

As a purpose-built transaction processor, IBM® CICS® runs business programs, it’s used as a backbone for connecting mainframe systems and it supports applications written in multiple programming languages.
Audience: Business | Date: 08 Nov 2012 – 08 Nov 2012
Replay period: 09 Nov 2012 – 09 Aug 2013

4.
Hey! Who closed my batch window? | Replay

Join us and learn how to streamline and assimilate batch processing into a world that never sleeps.
Audience: Business | Date: 07 Nov 2012 – 07 Nov 2012
Replay period: 08 Nov 2012 – 07 Aug 2013

5.
Get ready for big data with IBM System z | Replay

With the right technology to process and analyze big data, IT can step up to help the business increase profit margins, discover new and differentiating ways to up-sell, and cross-sell to your customer base.
Audience: Business | Date: 10 Oct 2012 – 10 Oct 2012
Replay period: 10 Oct 2012 – 09 Jul 2013

6.
Boost Performance with Smarter Application Testing and Optimization | Replay

Boost Performance with Smarter Application Testing and Optimization
Audience: Business | Date: 26 Sep 2012 – 26 Sep 2012
Replay period: 27 Sep 2012 – 26 Jun 2013

7.
Improved IMS monitoring with new OMEGAMON V5.1 | Replay

Attend this complimentary webcast, presented by IBM and SHARE, to learn what’s new in OMEGAMON for IMS V5.1, including easier region navigation, reduces MIPs usage and ability to issue IMS commands from OMEGAMON.
Audience: Business | Date: 27 Sep 2012 – 27 Sep 2012
Replay period: 27 Sep 2012 – 27 Jun 2013

8.
DB2 10 and Time Travel Queries – Get it RIGHT & reap the business benefits! | Replay

DB2 10 and Time Travel Queries – Get it RIGHT & reap the business benefits!
Audience: Business | Date: 25 Sep 2012 – 25 Sep 2012
Replay period: 26 Sep 2012 – 25 Jun 2013

9.
IBM technologies bring analytics to the data faster and more cost effectively | Replay

Learn technical insights on current analytic and data warehousing requirements and new cost effective approaches that take advantage of the System z mainframe.
Audience: Business | Date: 11 Sep 2012 – 11 Sep 2012
Replay period: 12 Sep 2012 – 11 Jun 2013

10.
CICS goes mobile | Replay

In this complimentary webcast you have the opportunity to hear from two of IBM’s expert speakers on how CICS is addressing the mobile marketplace.
Audience: Business | Date: 29 Aug 2012 – 29 Aug 2012
Replay period: 30 Aug 2012 – 29 May 2013

Il batch è un dinosauro in estinzione o uno squalo che naviga anche nelle nuvole?


English version

Leggendo una presentazione su un prodotto di schedulazione, ho pensato che sono un esemplare in via di estinzione. Sono tra le poche persone che ricordano, per averlo vissuto, come funzionava il turno notturno nei CED: dopo la chiusura dell’IMS e di tutte le applicazioni utilizzate per le attività online, arrivava il momento del cambio turno.

Io lavoravo all’interno di una sala macchine di pianta quadrata, con un lato di 60 metri (si, avete letto bene era un unica “stanza” di 3600 mq) ed il tavolo degli operatori, dove c’erano circa 15 terminali, si svuotava del personale del pomeriggio ed arrivavano gli schedulatori. Ciascuno prendeva posto dietro una consolle, i due capi-turno, che avevano già lanciato i JOB per stampare i piani notturni, raccolto e suddiviso i tabulati in tanti pacchi, iniziavano a distribuirli. Quei tabulati erano la pianificazione del batch e riportavano diagrammi fatti di quadrati e losanghe con dentro tanti nomi di JOB. Ciascun schedulatore iniziava dal primo foglio del suo piano e alla consolle faceva partire il primo JOB o procedura indicato nel primo riquadro. A seconda dei JOB, dall’altro lato dello sanzone, c’erano altri operatori e le unità dei nastri. Dalle loro consolle vedevano i messaggi di MOUNT che indicavano di montare un certo nastro su una unitá con un indirizzo specifico. Gli operatori allora prendevano, da carrelli predisposti, la bobina con l’etichetta del nome richiesto e la montavano sull’unitá a nastro indicata nel messaggio. Quando le operazioni su quel nastro erano finite un messaggio di UNMOUNT li avvisava di toglierlo e quindi poteva essere riposto nel carrello.

Intanto, sull’altro lato della stanza, gli schedulatori tenevano d’occhio le console e verificavano l’andamento dei JOB che avevano avviato. Se un JOB terminava con il Condition Code zero, con una matita si segnava un baffo sul box del tabulato e si seguiva il ramo della losanga con scritto OK, se il JOB terminava con un CC previsto facevano le operazioni stampate sul tabulato, e se terminava con un CC non previsto seguivano il percorso che dalla losanga partiva da un NO. Spesso per alcuni problemi si richiedeva l’intervento dei sistemisti di sala che, con la loro esperienza e le loro conoscenze, trovavano il modo di far proseguire i lavori. Dopo aver riempito di baffi il loro tabulato lo firmavano, lo restituivano al capo turno e ne prendevano un’altro.
In tutto tra capi turno schedulatori, operatori dei nastri e delle printer, e sistemisti di sala, dalle 50 alle 60 persone passavano la notte per far eseguire tutte quelle operazioni necessarie a completare le attività svolte online il giorno precedente e le operazioni propedeutiche a far ripartire le applicazioni online il giorno seguente.

A metà degli anni ’80 arrivarono i Sw di automazione della schedulazione. L’Operations Planning and Control (OPC) e poi la versione Advanced OPC\A ridussero i turni notturni a “sole” 20-30 persone. I proceduristi, che prima si limitavano a scrivere le JCL per i JOB notturni, furono incaricati anche delle attivitá di pianificazione e di preparare i piani automatici da far girare di notte; quindi molti operatori smisero di fare i turni e furono “promossi” proceduristi.
Ma se all’inizio fu solo una scelta di convenienza, si rivelò ben presto un passaggio obbligato per riuscire a gestire il numero di batch in continuo aumento e la finestra del Bach che poteva andare solo dalle 20:00 alle 7:00 che da comoda diventava sempre più stretta.

Se questi prodotti di schedulazione si fossero limitati, nel tempo a fornire un orologie ed un calendario con cui eseguire il JOB scritti con JCL, molto probabilmente oggi sarebbero assimilabili a dinosauri in via di estinzione.

La presentazione che ho letto, parla dell’ultimo release del Tivoli Workload Scheduler (TWS), che è l’attuale evoluzione dell’OPC.  In questa presentazione è evidente come questo Software abbia ampliato le sue funzionalità adattandosi alle mutevoli esigenze degli ambienti batch. Dalla schedulazione mono-piattaforma è diventato un riferimento per la pianificazione delle attività di un centro, grazie alle sue capacità accresciute secondo due dimensioni: una prima orizzontale, che ha permesso di includere, come ambienti oggetto delle pianificazioni, praticamente tutte le piattaforme presenti in un centro ITC.
La seconda verticale, che estende le condizioni utilizzabili per la pianificazione ed amplia le tipologie di attività che è possibile schedulare.

Le evoluzioni architetturali hanno introdotto, quelli che, per semplicità, io chiamo pattern-batch totalmente nuovi. Nell’era che ho descritto prima oserei dire che esistevano solo 2 pattern batch:

1) Attività avviata ad un determinato tempo che, una volta conclusa, rende disponibile il suo output
2) Attività avviata dopo il completamento di un’altra attività che, una volta conclusa, rende disponibile il suo output

Entrambi i pattern avevano una caratteristica in comune tipica del batch: che l’utente destinatario dell’output non è in attesa durante l’elaborazione. Nell’online se l’utente è una persona fisica sta dietro il terminale ad attendere, se invece è un’applicazione si mette in wait del risultato.

L’ultimo TWS è in grado di avviare delle attività anche sulla base di eventi e di farle eseguire su l’ambiente migliore disponibile in quel momento oppure, interfacciandosi con strumenti di provisioning, di chiedere il dispiegamento di nuovi ambienti per eseguire le attività richieste.  in modo da poter rispettare dei Livelli di Servizio predefiniti. Potrei sintetizzare che, grazie queste interfacce, il TWS è diventato un metronomo in grado di coordinare attività di ambienti cloud, sia provvedendo alle esigenze batch di tali ambienti, che sfruttandone le peculiarità per i propri obiettivi. Per approfondire nei link precedenti potete scaricare la presentazione originale e vedere tutti i dettagli.

E’ chiaro quindi che quello che poteva far la figura di un dinosauro, invece appare come lo squalo che, sebbene esista da più di 400 milioni di anni, dopo successive evoluzioni, ancora nuota nelle nostre acque.

IBM amplia l’offerta zEnterprise: arriva lo zEnterprise EC12


Proprio oggi martedì 28 Agosto 2012 IBM ha annunciato il nuovo zEnterprise EC12, una versione piùImmagine potente di una tecnologia che è presente nel modo IT da quarantotto anni. Attraverso lo zEC12, IBM ha voluto ancora una volta dimostrare di offire un costante supporto alle imprese, aiutando loro a rafforzare ed eventualmente migliorare la protezione delle informazioni.

Lo zEC12 è leader nel settore per la sicurezza e fornisce un solido supporto per l’analisi dei dati operativi, che aiuta le imprese a vagliare con efficienza grandi volumi di dati grezzi e a trasformarli in informazioni per acquisire conoscenza.

Per la sicurezza dei dati archiviati il nuovo zEC12 si basa sulla piattaforma System z, che ha ottenuto la classificazione di sicurezza “Evaluation Assurance” Level 5+ di Common Criteria. Il co-processore Crypto Express4S garantisce la privacy delle transazioni e dei dati sensibili. Crypto Express4S impiega nuovo hardware e softwareper soddisfare i requisiti di sicurezza di diversi settori e Paesi. Per esempio, può essere configurato per fornire supporto per le firme digitali di alta qualità, utilizzate con applicazioni per passaporti “intelligenti”, carte d’identità nazionali e procedimenti giudiziari online, sostituendo le firme manoscritte, secondo le direttive dell’UE e del settore pubblico.

zEC12 offre prestazioni avanzate per la business analytics, aumentando del 30% le performance dei carichi di lavoro analitici rispetto al suo predecessore. Inoltre, il supporto per DB2 Analytics Accelerator, che incorpora l’appliance di data warehouse Netezza in zEC12, consente l’esecuzione, in modo estremamente veloce, di complesse analisi aziendali in ambiente zEnterprise.

Il nuovo mainframe offre inoltre funzionalità di analisi dei sistemi IT basate sulla tecnologia IBM zAware, che apprende, attraverso l’analisi dei messaggi interni, le caratteristiche dei sistemi e li classifica secondo i modelli predefiniti. In questo modo zAware individua eventuali deviazioni, utilizzando una serie di sintomi che identificano comportamenti insoliti del sistema e minimizza l’impatto di queste situazioni anomale.

Le funzionalità di virtualizzazione del mainframe lo rendono particolarmente adatto a supportare gli ambienti di cloud privata. I clienti possono consolidare migliaia di sistemi distribuiti Linux su zEC12, riducendo le spese di gestione dell’IT associate al consumo energetico, al fabbisogno di spazio e alle licenze software.

Funzionalità di cloud computing su grande scala

Le funzionalità avanzate di virtualizzazione del mainframe lo rendono particolarmente adatto a supportare gli ambienti di cloud privato. I clienti possono consolidare migliaia di sistemi distribuiti Linux su zEC12, riducendo le spese di gestione dell’IT associate al consumo energetico, al fabbisogno di spazio e alle licenze software.

zEC12 offre un Total Cost of Acquisition contenuto per il consolidamento su Linux dei carichi di lavoro di database concorrenti. Il sistema può far risparmiare fino al 75 per cento dei costi energetici, rispetto alle alternative x86 (4). Un zEC12 può contenere la capacità di un intero data center multi-piattaforma in un unico sistema.

Grazie alle caratteristiche d’avanguardia di sicurezza e conformità di diversi settori, il nuovo mainframe consente ai clienti anche di gestire le applicazioni IT tradizionali e di cloud privato su dispositivi comuni ad entrambe le tipologie di utenti.

zEC12 e l’hybrid computing

Nel 2010, IBM ha introdotto il sistema ibrido con l’IBM zEnterprise System e l’IBM zEnterprise BladeCenter Extension (zBX) per consentire alle imprese di gestire e integrare i carichi di lavoro tra server mainframe, POWER7 e System x. Utilizzando zEnterprise Unified Resource Management, queste risorse eterogenee possono essere gestite come un unico sistema virtualizzato.

Oggi IBM presenta zBX Model 003 per ampliare la possibilità di gestire carichi di lavoro integrati e dinamici. Con il controllo operativo semplificato e una rete integrata, ad alte prestazioni, privata e sicura, zBX Model 003 è progettato per lavorare con zEC12. Come il suo predecessore, l’ultimo zBX comprende processori specializzati per determinati carichi di lavoro, come IBM WebSphere DataPower Integration Appliance XI50 per zEnterprise, IBM DB2 Analytics Accelerator e server IBM BladeCenter selezionati.

Ad oggi, IBM ha consegnato ai clienti oltre 150 unità zBX con 1.100 server blade, consentendo loro di sfruttare i vantaggi di gestione e di semplificazione dell’hybrid computing sulla piattaforma.

Il consolidamento di sistemi disparati su zEC12 può ridurre il Total Cost of Ownership dei clienti fino al 55%, rispetto a un data center distribuito attuale.

zEC12 è il primo mainframe IBM a includere al suo interno, con la funzione Flash Express, una tecnologia di memoria a stato solido: grazie a questa nuova soluzione il nuovo elaboratore migliora le prestazioni di applicazioni che utilizzano grandi basi dati o o di carichi di lavoro in cui livelli di servizio ottimali sono vitali, come le applicazioni rivolte al cliente o quelle per l’assistenza utilizzate da banche, imprese del settore pubblico e rivenditori. È progettata infatti per fornire una migliore disponibilità durante i picchi di attività del sistema quando le transazioni si intensificano.

zEC12 è il primo server IBM “general purpose” che utilizza la tecnologia di memoria transazionale, all’inizio utilizzata commercialmente per il sistema “Sequoia” basato su IBM Blue Gene/Q, del Lawrence Livermore National Lab, il supercomputer più veloce del mondo. In zEC12, IBM ha adattato questa tecnologia per consentire al software di supportare meglio operazioni concomitanti che utilizzano una serie di dati condivisi, come nel caso delle istituzioni finanziarie che elaborano transazioni rispetto alla stessa serie di conti.

Si può anche scegliere di sistemare lo zEC12 senza un pavimento sopraelevato nel data center, una novità per i mainframe IBM di alta fascia. Con il nuovo supporto aereo per l’alimentazione e il cablaggio si hanno più opportunità per installarlo. Questa caratteristica rende il sistema più interessante anche per le imprese che operano nei mercati in crescita, dove il business del System z è aumentato dell’11% nel secondo trimestre del 2012, in base agli utili di IBM.

C’era una volta il mainframe


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Sin da quando avevo cinque anni, sono sempre stato un grande appassionato di Information Technology forse perchè mi è capitato più volte di vedere mio padre che lavorava con il computer pur non sapendo che cosa stesse realmente facendo, qual’era il suo lavoro. Sappiamo che con un computer si possono fare milioni di cose cosi un giorno gli chiesi: << papà tu che lavoro fai? >>. Lui rispose: << lavoro con dei grandi computer molto potenti>>. Io incuriosito gli chiesi: << e come si chiamano? >>. << Mainframe >> replicò. Fu così che andai su Google e come tutti facciamo, scrissi nella barra di ricerca la parola “mainframe” e scoprì grandi cose, iniziando dal 7 aprile 1964 anno in cui Sr. Thomas J. Watson annunciò l’IBM System/360 per poi arrivare al 12 Luglio 2011 quando venne sviluppato lo z114. Quarantasette anni di storia segnata da importanti tappe che io chiamo zInnovations tutte mirate a creare server adatti non solo per grandi imprese ma anche per PMI. Di rilevante importanza è quanto accaduto nel dicembre 2011, mese in cui IBM ha reso disponibile una tecnologia che constente agli utenti zEnterprise di integrare le applicazioni Windows in ambiente mainframe. Malgrado tutte queste innovazioni, molte imprese si trovano in difficoltà quando i loro responsabili IT devono far fronte alla scelta sul tipo di tecnologia da integrare nella loro infrastruttura. A tale proposito e ancora tutt’oggi aperta la battaglia ” mainframe VS sistemi distribuiti “, poichè si tende a pensare che il mainframe data la sua età, sia diventata una tecnologia vecchia e obsoleta. Come riporta un articolo che ho letto di una rivista on line, alla domanda: mainframe tecnologia vecchia?? bisognerebbe rispondere: le innovazioni di IBM affermano tutt’altro! L’articolo ” Kids see a future in mainframe” pubblicato pochi mesi fa su Forbes, spiega che di anno in anno aumentano sempre più i ragazzi che all’università si iscrivono a corsi per apprendere l’architettura dei sistemi centrali entrando a far parte del progetto ” System z Academic Initiative”. Inoltre qualche anno fa è stata sviluppata un’applicazione per iPhone capace di interagire con il mainframe, quindi è possibile accedere alle applicazioni z/OS anche tramite smartphone. << Introdurre novità nell’ambiente informatico non significa necessariamente buttare via l’esistente. Il mainframe è ancora un componente fondamentale per gli sviluppi IT del futuro >> spiega Fabio Riva, Senior IT Architect di IBM Italia e sviluppatore di tale applicazione. Anche da queste sue parole si capisce che il mainframe avrà sempre di più un ruolo di punta e strategico per IBM, sarà la tecnologia ideale per il Cloud Computing e per la maggior parte delle imprese di tutto il mondo proprio per la sua alta affidabilità e per le sue alte prestazioni senza limiti di tempo.