I CIO insoddisfatti del mainframe? No, scoprono che l’outsourcing applicativo non è magico!



Lo ammetto è un’informazione vecchia che avevo scartato: il 12 Dicembre Compuware ha pubblicato un articolo dal titolo 71 Percent of Companies Frustrated by “Hidden Costs” of Mainframe Outsourcing. According a Compuware study. Dove la divisione Mainframe Solution di Compuware, riferendosi ad uno studio di 9 pagine afferma che “la riduzione dei costi è la motivazione principale che spinge all’outsourcing dello sviluppo applicativo, la manutenzione appplicativa e la gestione dell’infrastruttura in ambito mainframe“.  Più avanti Kris Manery, il Senior Vice President and General Manager della divisione, afferma che “tuttavia, come mostra la ricerca, c’è una crescente frustrazione (dei CIO n.d.a.) verso gli outsourcer che non soddisfano le aspettative. Poiché non c’è un modo per trasferire facilmente la conoscenza applicativa all’outsourcer — e di verificare la qualità e le prestazioni del codice prodotto– la qualità delle applicazioni ne soffre e rende indeterminabile qualsiasi potenziale risparmio.

Insomma una divisione che lavora in ambito mainframe e che ha nel suo portfolio prevelentemente servizi di Application Management (AM), dice che l’outsourcing dell’AM senza un adeguato trasferimento di conoscenza non porta a risultati soddisfacenti e rende qualsiasi ipotesi di risparmio vana.

A me il tema, non sembrava particolarmente interessate e piuttosto ovvio. Se un’organizzazione IT non sa nulla delle proprie applicazioni o non trasferisce la propria conoscenza all’outsourcer è un disastro! Penso che questa sia una verità platform-independent! Ma giustamente, la Mainframe Division di Compuware ha focalizzato la sua ricerca sul suo mercato. A cui nella stessa ricerca propone la sua soluzione: Workbench, un ambiente di sviluppo con un’interfaccia grafica ed intuitiva. Quindi non ne avevo parlato e nessuno mi aveva sollecitato ad approfondire il tema.

Ma oggi alcuni colleghi mi hanno segnalato l’articolo di Maria Cristina Montagnaro (scusatemi, non ho trovato suoi riferimenti su LinkedIN o similari) pubblicato ieri sul Corriere delle Comunicazioni  dal titolo Mainframe, l’outsourcing non piace ai Cio italiani che fa riferimento allo studio di Compuware. Allora ho dovuto approfondire. Nell’articolo si dice che il 71% degli intervistati è preoccupato per i costi nascosti, per l’Italia questo numero è del 73%. Ora io ho cercato tra le 19 chart dello studio, ma non sono riuscito a trovare dove sia sostenuto questo 73% italiano (il 71% totale nella chart n.3).

Quello che non ho trovato proprio è quanto si afferma sul Corriere delle Comunicazioni, che “tra le cause principali c’è l’aumento del costo dei MIPS”. Si perchè, fino a prova contraria il costo dei MIPS è diminuito! E’ ovvio che se una manutanzione applicativa viene fatta allegramente il risultato può essere un maggior consumo di MIPS (v. chart 5 dello studio) che, in termini economici, supera addirittura la diminuzione del costo dei MIPS. Veronique Dufour, Direttore Regionale per la SEMEA di Compuware, nell’articolo del Corriere, correttamente afferma che “Outsourcing e aziende devono confrontarsi e implementare processi e strumenti che portino a risultati migliori. Per esempio dovrebbero chiedersi come è possibile documentare le applicazioni legacy per risolvere i problemi che riguardano il trasferimento della conoscenza e introdurre i  test prestazionali in un punto più a monte del ciclo di sviluppo“.

From the Compuware sutdy: "Mainframe outsourcing: Removing the hidden cost"

From the Compuware sutdy: “Mainframe outsourcing: Removing the hidden cost”

Quello che non evidenzia l’articolo è che più del 50% degli Italiani intervistati attribuiscono l’aumento del consumo dei MIPS all’inefficenza di programmazione dell’outsourcer (chart n.6), e che più del 40% degli Italiani dichiarano di non aver adeguata documentazione delle applicazioni (chart n.11) e più del 60% di non aver adeguati skill in ambito mainframe (chart n.12).

Il vero nodo, secondo me, non è la piattaforma. Ripeto: non avere la conoscenza dei propri asset, non avere skill adeguati sono problematiche platform-independent!

Io penso che molti CIO, e particolarmente in Italia, hanno creduto ai miracoli di un down-sizing che avrebbe spazzato assieme al mainframe i costi,  disinvestendo frettolosamente da questa piattaforma e disinteressandosi alle sue reali potenzialità di risparmio.

PS: ma, visto che non è un mainframe, chi mi sa dire che cosa è quel macchinario nella foto utilizzata dal Corriere delle Comunicazioni nel suo articolo sul mainframe?

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