Il batch è un dinosauro in estinzione o uno squalo che naviga anche nelle nuvole?


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Leggendo una presentazione su un prodotto di schedulazione, ho pensato che sono un esemplare in via di estinzione. Sono tra le poche persone che ricordano, per averlo vissuto, come funzionava il turno notturno nei CED: dopo la chiusura dell’IMS e di tutte le applicazioni utilizzate per le attività online, arrivava il momento del cambio turno.

Io lavoravo all’interno di una sala macchine di pianta quadrata, con un lato di 60 metri (si, avete letto bene era un unica “stanza” di 3600 mq) ed il tavolo degli operatori, dove c’erano circa 15 terminali, si svuotava del personale del pomeriggio ed arrivavano gli schedulatori. Ciascuno prendeva posto dietro una consolle, i due capi-turno, che avevano già lanciato i JOB per stampare i piani notturni, raccolto e suddiviso i tabulati in tanti pacchi, iniziavano a distribuirli. Quei tabulati erano la pianificazione del batch e riportavano diagrammi fatti di quadrati e losanghe con dentro tanti nomi di JOB. Ciascun schedulatore iniziava dal primo foglio del suo piano e alla consolle faceva partire il primo JOB o procedura indicato nel primo riquadro. A seconda dei JOB, dall’altro lato dello sanzone, c’erano altri operatori e le unità dei nastri. Dalle loro consolle vedevano i messaggi di MOUNT che indicavano di montare un certo nastro su una unitá con un indirizzo specifico. Gli operatori allora prendevano, da carrelli predisposti, la bobina con l’etichetta del nome richiesto e la montavano sull’unitá a nastro indicata nel messaggio. Quando le operazioni su quel nastro erano finite un messaggio di UNMOUNT li avvisava di toglierlo e quindi poteva essere riposto nel carrello.

Intanto, sull’altro lato della stanza, gli schedulatori tenevano d’occhio le console e verificavano l’andamento dei JOB che avevano avviato. Se un JOB terminava con il Condition Code zero, con una matita si segnava un baffo sul box del tabulato e si seguiva il ramo della losanga con scritto OK, se il JOB terminava con un CC previsto facevano le operazioni stampate sul tabulato, e se terminava con un CC non previsto seguivano il percorso che dalla losanga partiva da un NO. Spesso per alcuni problemi si richiedeva l’intervento dei sistemisti di sala che, con la loro esperienza e le loro conoscenze, trovavano il modo di far proseguire i lavori. Dopo aver riempito di baffi il loro tabulato lo firmavano, lo restituivano al capo turno e ne prendevano un’altro.
In tutto tra capi turno schedulatori, operatori dei nastri e delle printer, e sistemisti di sala, dalle 50 alle 60 persone passavano la notte per far eseguire tutte quelle operazioni necessarie a completare le attività svolte online il giorno precedente e le operazioni propedeutiche a far ripartire le applicazioni online il giorno seguente.

A metà degli anni ’80 arrivarono i Sw di automazione della schedulazione. L’Operations Planning and Control (OPC) e poi la versione Advanced OPC\A ridussero i turni notturni a “sole” 20-30 persone. I proceduristi, che prima si limitavano a scrivere le JCL per i JOB notturni, furono incaricati anche delle attivitá di pianificazione e di preparare i piani automatici da far girare di notte; quindi molti operatori smisero di fare i turni e furono “promossi” proceduristi.
Ma se all’inizio fu solo una scelta di convenienza, si rivelò ben presto un passaggio obbligato per riuscire a gestire il numero di batch in continuo aumento e la finestra del Bach che poteva andare solo dalle 20:00 alle 7:00 che da comoda diventava sempre più stretta.

Se questi prodotti di schedulazione si fossero limitati, nel tempo a fornire un orologie ed un calendario con cui eseguire il JOB scritti con JCL, molto probabilmente oggi sarebbero assimilabili a dinosauri in via di estinzione.

La presentazione che ho letto, parla dell’ultimo release del Tivoli Workload Scheduler (TWS), che è l’attuale evoluzione dell’OPC.  In questa presentazione è evidente come questo Software abbia ampliato le sue funzionalità adattandosi alle mutevoli esigenze degli ambienti batch. Dalla schedulazione mono-piattaforma è diventato un riferimento per la pianificazione delle attività di un centro, grazie alle sue capacità accresciute secondo due dimensioni: una prima orizzontale, che ha permesso di includere, come ambienti oggetto delle pianificazioni, praticamente tutte le piattaforme presenti in un centro ITC.
La seconda verticale, che estende le condizioni utilizzabili per la pianificazione ed amplia le tipologie di attività che è possibile schedulare.

Le evoluzioni architetturali hanno introdotto, quelli che, per semplicità, io chiamo pattern-batch totalmente nuovi. Nell’era che ho descritto prima oserei dire che esistevano solo 2 pattern batch:

1) Attività avviata ad un determinato tempo che, una volta conclusa, rende disponibile il suo output
2) Attività avviata dopo il completamento di un’altra attività che, una volta conclusa, rende disponibile il suo output

Entrambi i pattern avevano una caratteristica in comune tipica del batch: che l’utente destinatario dell’output non è in attesa durante l’elaborazione. Nell’online se l’utente è una persona fisica sta dietro il terminale ad attendere, se invece è un’applicazione si mette in wait del risultato.

L’ultimo TWS è in grado di avviare delle attività anche sulla base di eventi e di farle eseguire su l’ambiente migliore disponibile in quel momento oppure, interfacciandosi con strumenti di provisioning, di chiedere il dispiegamento di nuovi ambienti per eseguire le attività richieste.  in modo da poter rispettare dei Livelli di Servizio predefiniti. Potrei sintetizzare che, grazie queste interfacce, il TWS è diventato un metronomo in grado di coordinare attività di ambienti cloud, sia provvedendo alle esigenze batch di tali ambienti, che sfruttandone le peculiarità per i propri obiettivi. Per approfondire nei link precedenti potete scaricare la presentazione originale e vedere tutti i dettagli.

E’ chiaro quindi che quello che poteva far la figura di un dinosauro, invece appare come lo squalo che, sebbene esista da più di 400 milioni di anni, dopo successive evoluzioni, ancora nuota nelle nostre acque.

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