WSJ: Veloci, veloci. Ma lo zEnterprise sarà ancora più veloce?


Sul Wall Street Journal online è uscito un’articolo di Don Clark dal titolo IBM Pushes the Clock (Speed) on New Chips con delle considerazioni che ritengo molto interessanti sulle evoluzioni possibili dei nuovi chip. Così viste le informazioni riportate nell’articolo mi sono sentito come gli Apple-bloggers che discutono dei rumors riguardo le possibili novità del nuovo iPhone ed ho pensato che la cosa milgioro fosse quella di tradurre gran parte del post, lasciando a voi le considerazioni.

La bruta velocità non sembra motivare molti chip designer come nel passato. Non è così per IBM. Il gigante dei computer ancora vende molto di quello che l’industria chiama ‘Big Iron’, macchine potenti disegnate per operare come un singolo sistema” e qui immaginate che avrei qualcosa da ridire… “non come la moltitudine di rack contenenti server semplici che le imprese utilizzano per ‘lavoretti’ come fornire pagine WEB. L’IBM sta per rivelare i dettagli di due nuovi chips per queste macchine di tipo high-end, che sfruttano molto una tecnica che ha minor impiego in altre parti del mercato.

Qui sono rimasto stupito (e un pò amareggiato) per il fatto che all’interno dell’IBM questo genere di notizie non circola in nessun modo, ma evidentemente ai giornalisti qualche disclosure viene fatta in anteprima. Quindi potete immaginare con che curiosità ho continuato a leggere l’articolo.

Questo approccio aumenta la velocità di funzionamento dei processori, o frequenza di funzionamento, che è un parametro di misura paragonabile al numero di giri di un motore. Il gigante dei chip INTEL, dopo anni di marketing sui miglioramenti per gli utenti dei PC basati sui megahertz e i gigahertz, ha iniziato nell’ultimo decennio ad enfatizzare altri modi per migliorare le prestazioni; questo dovuto al consumo di energia ed alla produzione di calore che l’aumento della velocità comporta. E le alte frequenze di clock sono ancora più rare nei chip per gli smartphone ed i tablet dove la durata della batteria è un fattore chiave.

Ma l’IBM continua a marciare ad un ritmo diverso. La nuova versione del chip usato nei suoi venerabili mainframe, che verrà discussa in una prossima conferenza tecnica di questo mese a Silicon Valley, vanta una velocità di clock di 5,5 gigahertz, in crescita dai 5,2 gigahertz della versione corrente. Big Blue aggiornerà anche la linea dei chip Power, utilizzata nei srever che lavorano con una variante IBM del sistema operativo Unix. Gli attuali chip Power7 arrivano a frequenze di 4.14 gigahertz; anche la prossima versione, i Power7+, che verranno discussi nella prossima conferenza di Hot Chips, secondo IBM saranno dal 10% al 20% più veloci.

A questo punto dell’articolo non ho potuto fare a meno di seguire il link (la potenza di distrazione dell’hipertesto!) che porta alla conferenza di Hot Chips 24: A Symposium on High Performance Chips; si terrà dal 27 al 29 Agosto a Cupertino in California. Frigando nell’agenda dell’evento risultano due interventi di IBM: il primo di Scott Taylor dal titolo POWER7+™: IBM’s Next Generation POWER Microprocessor ed il secondo di Kevin Shum dal titolo IBM zNext: the 3rd Generation High Frequency Microprocessor Chip. Che dire, questi non sono rumors, ma chissà quando queste next-generation saranno annunciate e disponibili! MA torniamo all’articolo del WSJ.

Come paragone i chip Xeon di INTEL rivolti ai server high-end operano ad un clock di 2.4 gigahertz. Naturalmente la velocità del clock è solo uno dei tanti fattori che influiscono sulle prestazioni. Sia IBM che Intel utilizzano dei trucchi come l’incremento del numero di processori nei chips e l’aggiunta di circuiti special-purpose come acceleratori per attività come la compressione o la cifratura dei dati. Un’altra tecnica collaudata è l’aggiunta di cache di memoria di massa, con IBM che enfatizza l’utilizzo di una tecnologia chiamata eDRAM come fattore differenziante.

Ci sono molte altre scelte e compromessi. I nuovi chip mainframe IBM assorbono fino a 300 watt e il POWER7+ fino a 190-watt rispetto ai 130 di uno Xeon paragonabile. Però tali paragoni possono essere fuorvianti; IBM sostiene che i grandi sistemi siano in grado di sostituire molte macchine più piccole, portando un risparmio energetico effettivo che non quello misurato paragonando chip-to-chip. Ma ci sono altri costi, oltre a quello della bolletta elettrica, che sono rilevanti. Il top della gamma Intel Xeon costa 4616$, un bel pò per un pezzo di silicio. Ma Intel sostiene che i prezzi per i server e le licenze Sw siano più bassi sullo Xeon che non sulle macchine di Big Blue (IBM vende i chip solo come parte dei suoi sistemi, in modo da non prezzarli separatamente).
Le due aziende fanno affermazioni contrastanti anche su altri argomenti, tra cui l’affidabilità relativa dei loro chips. Per ora, tuttavia, le loro posizioni sono abbastanza sicure in due aree separate: la gran parte di Intel nel settore high-volume del mercato dei server medio-piccoli con un numero di chip da uno ad otto, IBM nei server ‘scale-up’ [che possono crescere aggiungendo risorse n.d.a.], dove i sistemi fino a 32 chip vengono utilizzati per i attività che vedono l’impiego di enormi database.Questa è la nostra principale value-proposition’ afferma Satya Sharma, un fellow e chief technology officer della linea dei POWER.
Ovviamente, come sa chi mi conosce, cercherò di contattare Kevin Shum per vedere se, almeno dopo la conferenza, sarà possibile saperne di più.
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