Il mainframe ibrido nella nuvola? No, io nelle nuvole!


Leggendo il n.12 del Corriere delle Comunicazioni mi sono soffermato, incuriosito, sull’articolo La doppia faccia della nuvola: “Da una recente ricerca svolta dagli Osservatori del Politecnico di Milano emerge che il 67% delle grandi aziende italiane adotta le tecnologie cloud. In particolare, il 56% utilizza già almeno un servizio cloud, mentre l’11% ha in corso limitate
sperimentazioni. Il 25% delle aziende del campione si è dichiarato interessato all’introduzione e solo l’8% dichiara di
non utilizzare il cloud e di non avere alcun interesse a introdurlo.”

Ora io non ho alle spalle grandi esperienze di Cloud, ma l’affermazione che il 67% delle aziende italiane adotta tecnologie cloud mi ha fatto l’effetto di un suono stonato; mi è venuta spontanea la domanda: quali sono le tecnologie Cloud? Non ho saputo rispondermi.

Mi veniva in mente la virtualizzazione: ma non è una tecnologia prettamente Cloud, CPU, I/O e memoria sono risorse virtualizzate fin dagli anni ’70 e non si parlava certo di Cloud. Successivamente con l’avvento di modelli applicativi di tipo Client/Server, di architetture distribuite e, sopratutto, grazie all’abbassamento dei costi dell’Hardware è avvenuta una diffusione spinta di “server reali” prevalentemente con sistemi Windows o Unix. Ma siamo alla fine degli anni ’80 e negli anni ’90 dove di cloud se ne parlava solo nei meteo in lingua Inglese.
Poi mi sono venuti in mente i Software di deployment dei sistemi; ma anche per questi abbiamo una genesi che, proprio per l’aumento della diffusione dei server distribuiti, risale alla seconda metà degl anni ’80.

Insomma lo ammetto: non sono stato capace di trovare qualche “tecnologia cloud”! Pensando al mainframe mi veniva istintivo di pensarlo adatto al cloud, ma non di considerarlo una “tecnologia cloud” se non altro perché esiste da un pò più di tempo; inoltre mi sembrava strano che da una fonte accademica come il Politecnico di Milano si parlasse di “adozione di tecnologie cloud” se non con proprietà di linguaggio. Quindi dovevo indagare e saperne di più.

Il primo passo, lo confesso, è stato Google, ho scritto cloud technoloy e via di ricerca. Come spessisimo accade la prima entrata è Wikipedia, ma è la definizione di Cloud Computing e effettuando un find nella pagina per la parola technology la prima occorrenza è nella definizione di virtualizzazione vista come una delle caratteristiche del Cloud Computing. La definizione di Cloud Computing riportata in Wikipedia è: “Cloud computing is the delivery of computing and storage capacity as a service to a heterogeneous community of end-recipients. The name comes from the use of a cloud-shaped symbol as an abstraction for the complex infrastructure it contains in system diagrams. Cloud computing entrusts services with a user’s data, software and computation over a network. There are three types of cloud computing: Infrastructure as a Service (IaaS), Platform as a Service (PaaS), and Software as a Service (SaaS)”.

Ma insomma io ho dubbi sulle “tecnologie cloud” e Wikipedia non ne riporta alcuna mensione? Non solo ma la definizione che da non mi soddisfa. Dire che Cloud Computing è (se riesco a tradurre bene…) “distribuire capacità elaborativa e di storage come un servizio ad un insieme eterogeneo di utenti finali” allora anche il TSO da solo lo posso considerare Cloud Computing? Mi si stavano smontando tutte le mie (poche) sicurezze sul tema.

A questo punto ho spostato la mia indagine di approfondimento verso la fonte dell’articolo ed ho trovato disponibile nel canale Youtube del Corriere delle Comunicazioni l’intervista a Raffaello Balocco della School of Management del Politecnico di Milano che potete vedere anche qui:

E il primo dubbio me lo sono tolto: Raffaello Balocco non parla di “tecnologie cloud” (che vengono mensionate dall’intervistatore), ma di adozione e diffusione di “soluzioni cloud”, il che mi lascia meno smarrito. Poi alla domanda:
“Quali sono i vantaggi, per una grande azienda ed anche per una piccola azienda dell’adozione di tecnologie Cloud based?”
(a Roma si direbbe: aridaje! adirittura di tecnologie cloud-based!) Raffaello Balocco risponde:
“Inanzitutto l’adozione di un sistema Cloud porta ad una maggiore standardizzazione del sistema informativo aziendale. La roadmap di utilizzo ed adozione del Cloud richiede che, come primo passo, vengano standardizzate le diverse componenti del sistema informativo e poi successivamente virtualizzate. Allora standardizzazione e virtualizzazione portano evidentemente dei vantaggi di efficenza e di flessibilità. Dal punto di vista organizzativo, la direzione IT può focalizzarsi, a livello di competenze, su degli aspetti di elevato livello: competenze di natura architetturale, di natura sistemistica, di Project Management […] demandando, viceversa, all’esterno quelle che sono le competenze più operative”.

Ne parla in modo chiaro e semplice evidenzioando, secondo me correttamente, i vantaggi iniziali visti sopratutto da un’osservatorio che può essere quello di un CIO. In qualche modo consolida anche la mia opinione che le piattaforme ibride, rispetto alle tradizionali, sono quelle che si prestano di più a sostenere una simile trasformazione. Questo perché lasciano una grande libertà nel realizzare, e modificare, architeture applicative su differenti piattaforme introducendo meccanismi di monitor e deployment che. dal punto di vista infrastrutturale, portano delle notevoli semplificazioni che implicano riduzioni di costi e di tempi.

Però i dubbi di fondo sul Cloud mi sono rimasti, così ho proseguito le ricerche anche perchè in molte entrate trovate su Google si parla di Cloud dando per scontato che il lettore sappia di cosa si parla. Ma così facendo ho letto di Cloud secondo le più differenti accezioni e forzature. Dietro la parola Cloud ho letto di offerte di hosting, ma anche di solo housing, di connettività di rete e chi più ne ha ….

Allora ho continuato a cercare fino a quando mi sono imbattuto nella definizione di Cloud del NIST. Quella che l’Istituto Nazionale degli Standards e delle Tecnologie Statunitense ha pubblicato non 3 o 5 anni fa, ma solo lo scorso anno il 25 Ottobre con il titolo Final Version of NIST Cloud Computing Definition Published. Non saranno rapidi, non saranno esaustivi ma quando pubblicano qualcosa quelli del NIST di solito è un riferimento che dura nel tempo, infatti questo è un documento di 7 pagine di cui solo 2 sono dedicate ad una definizione di 5 righe, all’elecazione delle caratteristiche essenziali, dei Service models e dei Deployment models. Finalmente leggo (liberamente tradotta da me, ma potete verificare l’originale seguendo il link): “Il Cloud computing è un modello per abilitare degli accessi tramite rete, su richiesta, convenienti e in modalità ubiquitous ad un insieme di risorse condivise e configurabili che possono essere rapidamente rese disponibili (deployed) e rilasciate con il minimo sforzo di gestione e con interazioni minime con l’erogatore del servizio. Questo modello è composto da 5 caratteristiche essenziali, 3 modelli di servizio e 4 modelli di deployment.”

Finalmente qualcuno che dice senza fraintendimenti cosa è il Cloud Computing senza il bisogno di dire come è fatto! Non è una tecnologia, non è una soluzione, ma è un modello; sulla base di questo modello, ovviamente utilizzando le tecnologie che meglio si adattano per concretizzare il modello, si possono erogare servizi e proporre soluzioni.

Lascio a voi la lettura completa del documento e continuo a raccontarvi le mie riflessioni. Infatti dopo aver letto il docuento non ho potuto non fare un paragone con lo zEnterprise. Delle 5 caratteristice almeno 3 le soddisfa by-desing. Da un punto di vista infrastrutturale, abbiamo un resource-pooling su tutte le piattaforme dell’ibrido grazie all’utilizzo dei meccanismi di virtualizzazione più appropriati per ciascuna di esse; grazie allo zEnterprise Unified Resource Manager la rapid elasticity è possibile fino allo spegnimento in caso di inutilizzo per ridurre i consumi e, definendo i workload gestiti si ha la caratteristica dei measured services. Per il broad network access ovviamente lo zEnterprise è condizionato al tipo e dimensione della connettività esterna, ma sempre by-design facilita la realizzazione con i meccanismi di gestione delle reti interni che vengono utilizzati dai differenti Virtual Server. L’ultima caratteristica (che nel documento è citata per prima) è l’On-Demand self-service; lo zEnterprise include un meccanismo per il deployment di virtual serve da template ma è più una facilitazione di gestione che un vero e proprio self-service. Per intenderci non è nato per essere reso disponibile ai consumers. Questo genere di funzionalità sono di solito fornite con dei Software Tivoli che permettono anche una grande flessibilità nel definire e realizzare le modalità di sel service.

I risultati delle mie ricerche mi hanno soddisfatto, anzi mi hanno fatto trovare una serie di documenti del NIST sicuramente interessanti che voglio indicarvi:

Se avete altre fonti o indicazioni fatemele conoscere che daremo loro l’adeguata diffusione. Da parte mia sto valutando di apire una pagina su questo sito dedicata al Cloud: mi fate arrivare in qualsiasi modo le vostre opinioni?

Advertisements

One thought on “Il mainframe ibrido nella nuvola? No, io nelle nuvole!

  1. Ivan ha detto:

    Non mi stupisce che due terzi delle grandi Aziende dichiari di adottare tecnologie Cloud.
    Di fatto, con un facile gioco di parole, la definizione di tecnologia Cloud e’ abbastanza “nebulosa”. E nei hai dato dimostrazione nella tua ricerca di darne dei contorni precisi.
    Ritengo che gia’ l’utilizzo di servizi di posta esterni possa essere un elemento che faccia entrare l’Azienda nel club del “Cloud”.
    Il mio punto di vista e’ che il Cloud non sia una moda passeggera, ma una rivoluzione epocale. Se vogliamo quello che qualche decennio fa si chiamava centro servizi. Adesso le cose sono cambiate, l’hardware costa meno, i collegamente in larga banda ancora meno, il software si e’ standardizzato ed il costo del personale e’ sempre alto.
    Ritengo che il Cloud possa essere assimilato alla produzione dell’energia elettrica. Ormai nessuna Azienda produce da se’ energia elettrica per il proprio fabbisogno, semplicemente si attacca ai fili di chi produce e distribuisce. Gli basta solo sapere che avra’ con continuita’ energia elettrica alternata monofase a 50 Hz e 220 Volt.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...