Scusate gli inconvenienti, stiamo lavorando per voi


construction

Si, nei prossimi giorni ci potrebbero esere degli inconvenienti nell’accedere a mainframeitalia.com. Stiamo cambiando modalità di hosting, passando da un hosting gratuito ad uno a pagamento. Perché? Penso che valga la pena, pur mantenendo la stessa piattaforma (ossia WordPress), di averne un maggior controllo per poter utilizzare applicazioni, widget ed integrazioni con altri servizi altrimenti non possibili.

Vi chiedo, per la prossime due settimane, di passare qualche volta di più su mainframeitalia e, se notate qualche inconveniente di segnalarlo tramite questo form o scrivendo direttamente a mainframeitalia@gmail.com.

Vi ricordo che, anche dopo questo passaggio, mainframeitalia non beneficia di nessun finanziamento e le attività sono autoprodotte in modo volontario da chi si propone.

#DB2 parliamo di BLU Acceleration (@Inhicho @bobpicciano @MJWildberger)


DB2

Il DB2 è da sempre il DBMS di elezione nelle applicazioni dei mainframe. Si certo esistono anche altri modi per organizzare, immagazzinare ed utilizzare i dati nei mainframe. ma VSAM, ISAM, DL/I ed altri access method sono per lo più conosciuti solo da chi frequenta i maniframe da qualche decina d’anni. Il DB2, nato come il DBMS relazionale di IBM, si è affermato sia per le sue qualità nella piattaforma mainframe sia per la flessibilità di applicazione su altre piattaforme con la versione LUW (Linux, Unix, Windows).

Un fatto è che il DB2, sebbene nato nel 1983, ha avuto la capacità di mutare di continuo ed incorporare  le innovazioni necessarie per le mutate esigenze dei datacenter. Per chi non è convinto, o per chi lo è e ne vuole sapere di più, il 30 Aprile si terrà un webinar da titolo Big Data at the Speed of Business dove IBMers e clienti illustreranno le ultime novità. In particolare si parlerà del BLU Acceleration, una tecnologia che permette operazioni su colonne, che incorpora nel kernel del DB2 le possibilità di usare le nuove istruzioni degli ultimi sistemi annunciati e la possibilità di operare direttamente su campi compressi senza passare prima per operazioni di decompressione. Per seguire l’evento iscrivetevi a questo link, per seguire il DB2 su Facebook la pagina è https://www.facebook.com/DB2community. L’agenda del webinar di Aprile è la seguente:

Fueling Change in the New Era of Computing
Bob Picciano, General Manager, Information Management, IBM Software
IBM DB2 with BLU Acceleration: Enabling Speed of the Thought Analytics
Martin Wildberger, Vice President, Information Management Development, IBM Software
Client & Partner Experiences with IBM DB2 with BLU Acceleration

 IBM Big Data Platform: Advancing Consumability and Performance of Big Data Solutions
Inhi Suh, Vice President, Information Management Product Strategy, IBM Software

Client Experience with IBM Big Data Platform
Question & Answers

INTEL al bivio?


Può sembrare strano parlare di Intel in un sito dedicato ai mainframe. Ma i produttori di chip sono, da sempre, un elemento portante nella scelta delle architetture e io sostengo che un modello architetturale mainframe-centrico è quello che per facilità di gestione ed economie di scala è quello più adatto per un ITC di tipo enterprise. Attenzione, io parlo di modello architetturale, questo poi può essere coniugato su una piattaforma piuttosto che un’altra. E’ chiaro che, per determinati volumi e per necessità di affidabilità, la piattaforma zEnterprise per me è una delle migliori. Questo non significa che domani tutti debbano buttar via il loro IT e passare ad uno zEnterprise;  ne beneficerebbe molto il mio stipendio, ma ovviamente un discorso è valutare una scelta di principio, ed un’altro è valutare l’opportunità di una trasformazione. Ma torniamo ad Intel.

Ne parlo perchè ho letto l’articolo apparso sul The New York Times dal titolo Intel’s Profit Falls 25% With Decline in Chip Sales. Chi ha letto altri miei post sa che, per me, il mercato dell’IT sta attraversando un momento di grande trasformazione dovuto a quanto accadrà ai produttori di chip. Penso che questo sia dovuto fondamentalmente per la minaccia alla supremazia di INTEL dovuta all’erosione del suo bacino di profitti da parte di tablet e di processori tipo ARM.

L’articolo del NYTimes pone l’attenzione su come, la crescita nel mercato server di INTEL non si sufficente a bilanciare la contrazione del mercato dei PC. Per Intel quest’ultimo rappresenta il 64% del suo fatturato  e adirittura l’89% del suo Utile Operativo. La contrazione del mercato dei PC ha determinato quindi la diminuzione del 25% dei profitti rispetto allo scorso anno. Questo secondo me è il problema per INTEL: produrre nuovi chip significa avere la capacità di investire 1B$ circa per ogni nuova famiglia; fin’ora Intel sfornava una nuova tecnologia con cui riusciva ad abbracciare un range di sistemi ampio dai PC ai server. Ora temo che Intel debba iniziare a scegliere se focalizzare le sue nuove tecnologie su dispositivi di largo consumo o su concentrarsi su tecnologie di classe enterprise.

Questo bivio è una scelta non solo di tipo di mercato, ma di disegno. Infatti significa decidere cosa fare di tutti quei transistor disponibili con i processi produttivi che Intel è in grado di utilizzare (sempre più vicini al confine dei 20nm): tecnologie tipo System On a Chip (SoC) che integrano disparate funzionalità a bassi consumi utili per tblet e smartphone o tante unità di elaborazione affiancate da acceleratori per soddisfare le esigenze di parallellismo e di trhoughtput dei moderni datacenter e dei modelli architetturali del cloud?

Il #mainframe a scuola? All’Università degli studi di Catania non è una novità


UniCTTra le varie mail di informazione che circolano in ufficio, sono venuto a sapere che a metà Aprile, presso l’Università degli Studi di Catania avrà inizio un seminario sui mainframe dal titolo I Sistemi Centrali. Le lezioni saranno tenute da Angelo Barbarino, Executive I/T Specialist di IBM, conosciuto e stimato dalla gran parte dei CIO italiani che hanno un mainframe. Per saperne di più ho contattato il Prof.Sebastiano Battiato, Presidente del Corso di Laurea in Informatica, che ha smontato l’idea che mi ero fatto.

Si, perché ero convinto si trattasse dell’avvio di una nuova iniziativa di collaborazione tra IBM ed Università. Invece direi che si può definire un corso ben avviato, fin dal 2005, che ha visto fin’ora la partecipazione di un centinaio di alunni dell’ateneo. Chiaramente il seminario è rivolto agli studenti del terzo anno della Laurea Breve o a studenti della Laurea Specilalistica in Informatica; alcune informazioni si possono trovare sul forum del corso dove sia Barbarino che il Prof.Battiato sono sempre disponibili per gli studenti.

Da parte mia non posso che congratularmi con l’ateneo e spero di farvi avere prossimamente altre notizie.

Proprietario o OpenSource? Una possibilità di approfondire.


opensourceCome sapete non amo le guerre di religione. Non riesco ad essere d’accordo, o meno, su un argomento basandomi su slogan o su posizioni predefinite. Tentomeno, nel nostro lavoro, non ho mai trovato delle verità assolute da applicare universalmente; al massimo h trovato dei principi applicabili oggi come trent’anni fa, ma da utilizzare come linee guida da adattare alla realtà e mai come “leggi universali” da adottare ciecamente. L’Open Source, per me, è uno di questi temi; portato avanti da molti come bandiera di una verità assoluta di libertà e risparmio in antitesi contro i sistemi proprietari.
Per questo penso che sia un’interessante occasione, per approfondire questi temi, l’evento Open Source Conference 2013 organizzato da Soiel a Roma per il 26 Marzo 2013. L’agenda in dettaglio e le istruzioni per iscriversi sono disponibili sul sito Soiel, qui di seguito è l’agenda del giorno:

8,45 Registrazione dei partecipanti
9,15 Benvenuto e risultati dell’indagine sull’utilizzo delle soluzioni Open Source in Italia
Lorenzo Betti, Soiel International
9,35 Considerazioni introduttive sull’Open Source
Flavia Marzano, Presidente Stati Generali Innovazione

9,45 L’Open Source al Servizio dell’Azienda “Intelligente”
Gianni Anguilletti, Red Hat
10,15 L’Open Source come fattore comune dei recenti trend tecnologici
Alessandro Renna, SUSE
10,45 Open Source 2.0
Luca Gargaglione, MySQL – Oracle
11,15 Coffee break e visita all’area espositiva
11,50 L’importanza dell’infrastruttura nella realizzazione di progetti Open Source
Luigi Gerosa e Giuseppe Ranieri, IBM
12,30 I veri benefici dell´Open Source nell´ambito del monitoraggio IT
Georg Kostner, Würth Phoenix
13,00 Il database del futuro
Andrea Masi, Seeweb
13,30 Lunch buffet e visita all’area espositiva
14,30 La nuova versione del Codice dell’Amministrazione Digitale apre nuove prospettive per le imprese e l’Open Source
Flavia Marzano, Presidente Stati Generali Innovazione
15,00 Elevator Pitch: Zimbra Open nella Pubblica Amministrazione
Paolo Storti, Studio Storti
15,20 TAVOLA ROTONDA
Con la partecipazione di:

  • Capo Servizi Operativi per il Dip. Protezione Civile del CNR IMAA, Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Metodologie di Analisi Ambientali
  • Tecnico Servizi Informatici del COMUNE DI GROSSETO
  • Web Engineer del MINISTERO DELL’INTERNO – Dipartimento per le politiche di personale dell’amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarieModerata da Flavia Marzano

16.10 Estrazione dei premi e chiusura dei lavori

#zEnterprise e #PureSystems: anche belli!


logo_if_online_exhibitionHo scoperto (evidentemente era una mia ignoranza) che iFDesign dal  1953 organizza un concorso di design per tre categorie: Product, Communication e Packaging. Bene indovinate quali prodotti hanno visto asegnarsi il premio nella categoria computers? Appunto: l’IBM zEnterprise e i PureSystems! Facendommi un giro per la mostra online ho trovato una pagina con tutti i premi (sono 211 dal 1962) assegnati ad IBM. Quello che mi ha sorpreso è che la giuria che ha assegnato i premi è composta da ben 33 designer di differenti nazioni.

#Java che succede? Rischia l’OpenSource?


java OpenJDKE’ da un po’ di tempo che leggo, semza mai menzionarli, articoli relativi a problemi di sicurezza con Java. Ma dopo l’ennesimo articolo su itNews ho deciso di fare il punto e condividerlo. L’articolo titolato Oracle calls time to sort out Java security, riporta una call tra Milton Smith, il Manager di ORACLE responsabile della sicurezza di Java, e i rappresentanti dello Java User Group. Secondo Smith “il piano per la sicurezza di Java è realmente semplice: numero uno risolvere i bug di Java, numero due comunicare ampiamente gli sforzi effettuati“. In modo impertinente l’autore, Juha Saarinen, continua dicendo “Un piano di comunicazione verrà sviluppato per evitare la passata mancanza di apertura, ma Smith non ha detto nulla di specifico su come verrà fatto o su quali miglioramenti di sicurezza sono in piano“. L’articolo termina con la frase lapidaria “Le organizzazioni di Sicurezza attualmente raccomandano gli utenti di disabilitere Java nei loro browser, o di rimuovere completamente tale Sw se non è proprio necessario“. Se non è proprio necessario? Ma avete provato a navigare con Java disabilitato? Quali sono le aziende che possono permettersi di disinstallare Java dai desktop dei loro utenti? Eppure…

Intanto partiamo col dire che Java è stata una dote portata da SUN nell’Aprile del 2009 quando è stata acquisita da ORACLE. Nella comunità Open Source ci furono commenti perplessi anche in relazione al futuro di MySQL,  ma nei fatti ORACLE portava in dote una capacità di investimenti notevole, potenzialmente in grado di dare un’accelerazione alle evoluzioni di Java. La roadmap dichiarata era interessante e scandiva i tempi con il ritmo tipico di un produttore di Sw.

Putroppo ben presto le cose all’interno della galassia Java, così riconfigurata, mutarono.  L’Apache Software Foundation, a Novembre 2010, lasciò il Java Community Process (JCP) Executive Committee con un comunicato critico  dove  affermava che ORACLE aveva fornito loro “una licenza TCK che impone ulteriori condizioni nell’utilizzo che non sono compatibili con le licenze Open Source o Free Software License“. Possiamo leggere come una tentata conciliazione  da parte di ORACLE il successivo regalo di OpenOffice.org ad Apache nel Giugno del 2011? Dagli antefatti non direi.

Apache nel 2005 avvia il progetto Harmony per realizzare un Java Open Source; tra i contributori vi sono anche aziende del calibro di Intel ed IBM. Perchè Java non è OpenSource? Lascio perdere questo tema ed invito i più curiosi alla lettura di un articolo del 2006 dal titolo Why Open Source Java? Sempre nel 2006 la Sun Microsystems avvia il progetto OpenJDK  anche questo per realizzare un Java Open Source che, dopo l’acquisizione, confluisce in ORACLE.

A questo punto la storia si ingarbuglia ed è degna di una telenovela dove OpenSource, FreeSoftware e varie aziende, contemporaneamente si corteggiano e si ostacolano. Google nel 2008 fornisce Android per i primi dispositivi mobile commercializzati. Ma su Android vengono usate delle classi di Harmony  e nell’Agosto 2010 ORACLE cita in giudizio Google chiedendo di vedere la documentazione delle comunicazioni intercorse tra Google ed Apache. Ad Ottobre 2010 IBM inizia a collaborare in OpenJDK lasciando di fatto sola Apache nel proggetto Harmony. A Novembre dello stesso anno anche Apple si unisce a OpenJDK. A quel punto Apache isolata, sospende il progetto Harmony con soddisfazione da parte di chi auspicava un unico Java OpenSource.

In sintesi la storia di Java, un linguaggio nato con il principio WORA “write once, run anywhere” per essere compatibile su tutte le piattaforme, è sempre stata un difficile obiettivo irto di dispute tra aziende fin dal 1997 con quella tra SUN e Microsoft. Comunque un qualcosa in mano (o tra le mani) ad aziende con i rispettivi interessi economici.

Ora l’attenzione alle date dei piani di ORACLE sugli sviluppi di Java, forse ha preso il sopravvento rispetto ad altri aspetti come i test e la sicurezza. Sul web si trovano sempre più spesso, avvisi e scontenti sui nuovi rilasci: a luglio del 2011, dopo cinque anni è uscita, sotto il logo ORACLE la nuova versione di Java SE 7, ma già il giorno dopo uscivano avvisi che la JVM poteva andare in crash o introdurre dei bug nelle applicazioni che la utilizzavano. Ad agosto 2012 Reuters riportava che era stato rilasciato il fix per eliminare delle falle di sicurezza. Non è cambiato molto però se, a gennaio del 2013 dopo il rilascio di altri fix di sicurezza, restano ancora molte vulnerabilità che permettono di far girare sui sistemi applicazioni “arbitrariamente”. A marzo già tre aggiornamenti hanno cercato di eliminare le vulnerabilità esistenti, ma in un’articolo di tre giorni fa, si parla di una vulnerabilità ancora presente e che verrà risolta con il rilascio del 16 Aprile 2013.  Sembra quindi che il piano di ORACLE di terminare il supporto di Java SE 6 da Febbraio, slitti proprio per questi problemi di sicurezza.

Ormai è diventata abitudine vedere il messaggio “Java Update available” e anche questo sembra diventato un problema perché ORACLE spesso cerca di “infilare” con gli udpate del software non desiderato. Java sembra trasformato da linguaggio universale ad incubo comune!